giovedì 5 luglio 2018

Segnalazione: "Ivan", di Malia Delrai

Titolo: Ivan
Autore: Malia Delrai
Editore: Delrai Edizioni
Pagine: 450
Prezzo: 19,90 € (cartaceo), 4,99 € (ebook)
Link per l'acquisto: Casa editrice, Amazon

Quarta di copertina: Ivan Volkov è uno dei killer più temuti della Russia per ferocia e precisione. Lui è un Lupo di Tambov e il migliore amico di Roman Nevskij. Non ha mai fallito un obiettivo, mai, da quando ha conosciuto ed è diventato il braccio destro del leader della Tambovskaja, la mafia russa di San Pietroburgo. Perciò si trova spiazzato quando a puntargli la pistola contro il torace è la figlia dell’uomo che dovrà uccidere e che lo sfida con i suoi occhi da assassina: lei non è poi così diversa da lui. A sconvolgere l’uomo è la proposta che la ragazza gli fa: del sesso in cambio della vita. Lo sguardo di Ania Mikhajlova sembra schernirlo e il sorriso malizioso che gli lancia lo provoca e vuole fargli superare ogni limite. Due assassini a confronto, anime affini, spiriti sconfitti dall’assenza di umanità. Nessuno di loro è disposto a perdere, in una lotta di passione e di violenza reciproca. 
Perché l’unico modo che hanno per sopravvivere è uccidere, anche quando si tratta di sentimenti.

Estratto
[…] Ironico: il tatuaggio della Santa Muerte sul braccio sinistro sembrava fissarlo, per ricordargli la crudeltà con cui gli faceva pagare ogni scelta. Una vera stronza, pensò. Si leccò le labbra che scoprì secche e il sudore freddo che lo investì lo fece eccitare. Ebbe un’erezione e gli venne voglia di masturbarsi per poi lasciarsi andare all’oblio. Perché un uomo doveva avere un orgasmo prima di crepare ed essere ficcato in una tomba. Singhiozzò e vide un taglio netto aperto sul petto colare rosso. Porca puttana! Il vetro faceva proprio tagli netti, di una precisione chirurgica. Strinse tra le dita la fondina e si rese conto di trovarsi riverso sul pavimento in una pozza di sangue. L’odore era sempre lo stesso, proprio non se ne voleva andare. Perché? Chiuse le palpebre e mosse piano la testa. D’un tratto sentì un colpo sordo sfondargli i timpani. Non capì dove, ma trovò la forza di alzare il capo verso la direzione del rumore. Gli occhi non erano stati colpiti dai frammenti perché vedeva ancora, ma era sicuro di avere uno zigomo fuori gioco. La vista lo tradì, perché non riuscì a mettere a fuoco, l’unica cosa che gli parve di vedere fu un corpo massiccio corrergli incontro.

L'autrice:
Malia è… be’, Malia. C’è poco da dire su di lei, la si deve conoscere a fondo per poterla definire in qualche modo: un po’ Pippi Calzelunghe, un po’ Cartesio, con un pizzico di Casanova e Saffo, mista a Baci Perugina. La sua vita è un continuo combattere contro le tentazioni del cibo e del comprare libri, ne è fortemente dipendente, e non esclude in futuro di poter aprire un gruppo di golosi anonimi e lettori indomiti. Un suo serio problema è scegliere tra scrittura e lettura, ma ha risolto in fretta aprendo una casa editrice: la Delrai Edizioni.

venerdì 29 giugno 2018

The killing kind - Bryan Smith

Titolo: The killing kind
Autore: Bryan Smith
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 321
Prezzo: 1,99 € (ebook), 14,90 € (cartaceo)
Data di pubblicazione: 29.06.2018

Voto: 3,5-4/5

Trama (dalla quarta di copertina)

Nello stile di Natural Born Killers e The Devil’s RejectsThe Killing Kind è la storia di diversi serial killer che si scatenano negli Stati Uniti orientali. E in mezzo a questo inferno c’è Rob Scott. Non è un assassino. Ma, come una falena attratta dalla luce, non riesce a resistere al fascino di Roxie e si ritroverà trascinato nel mondo di sangue e caos della ragazza tatuata e follemente sexy. Roxie è bella. È la donna dei suoi sogni.  E Rob non sa se lo ucciderà, se farà sesso con lui o entrambe le cose. Mentre Roxie e Rob si lasciano alle spalle una scia di sangue attraverso il Paese, un gruppo di studenti arriva a una casa sulla spiaggia di Myrtle Beach per le vacanze di primavera. I giovani sono inconsapevoli del pericolo in agguato mentre si godono il sole e il mare. Non sanno che anche Roxie e Rob sono diretti alla stessa spiaggia…

Ringraziamo Dunwich Edizioni per averci permesso di leggere
in anteprima questo romanzo

Recensione

Titolo, cover (splendida), quarta di copertina. Il romanzo di Bryan Smith si presenta esattamente per ciò che è: uno splatter che promette sangue, violenza e uccisioni. Tante uccisioni, così tante che perderete presto il conto delle vittime. Ma anche degli assassini, se è per questo. Perché qual è “il tipo che uccide”? Il ritratto che ne fa Bryan Smith è chiaro: il tipo che uccide è un tipo fuori di testa, un tipo “incasinato”, per dirla con le sue parole. Questo incasinamento omicida può andare da una psicosi franca come quella di Zeb, a cui un’allucinazione/voce suggerisce chi e perché uccidere in classico stile schizoide, a una psicosi latente come quella di Julie, che aspetta solo di manifestarsi, a qualcosa di più complesso, non facilmente inquadrabile nello spettro di una patologia psichiatrica ben definita, come nel caso di Roxie, vera protagonista assassina del libro (con buona pace di Julie e del suo blog, variante piuttosto inutile ai fini narrativi).
Ma “il tipo che uccide” non è solo questo.
Potenziale killer è un marito alla soglia dei cinquanta che è stanco della moglie e che fantastica sulla babysitter di sua figlia (seconda potenziale vittima del potenziale killer). Potenziale killer è una ragazzina in cerca di celebrità, disposta a sacrificare gli amici pur di ottenerla. Potenziale killer è un barista che pesta un avventore senza nessun motivo. Potenziale killer è Rob, ragazzo di ventitré anni preso in ostaggio da Roxie, diviso tra l’attrazione che prova per lei e la repulsione per le sue azioni. O forse è attratto e respinto da entrambe le cose insieme.
Potenziali che restano tali, per loro fortuna o disgrazia. E che lasciano con tante domande, la più pressante delle quali è la seguente: è quindi solo l’”incasinamento” mentale a far compiere quel passo tra l’avere una natura violenta e l’essere un assassino?
In ogni caso, una quota più o meno grande di perversione è presente in tutti i personaggi del libro, tra i quali non se ne trova uno che si possa considerare veramente positivo (si cerca nel finale di dare questo ruolo alla coppia Annalisa-Sean, ma il loro peso all’interno della narrazione è troppo leggero per poter essere presi in considerazione per qualcosa di più di una comparsata).
Questo livellamento dei personaggi, presentati tutti come potenziali “killing kind”, da un lato dà al romanzo una suspense incredibile che porta a divorare le pagine, poiché da ciascuno di essi ci si può aspettare qualunque cosa, ma dall’altro toglie contrasti, lasciando solo i toni scuri alla moltitudine di sfaccettature che caratterizza le persone.
Ma, ehi, torniamo alla prima riga. “The killing kind” è esattamente quello che appare: uno splatter che promette sangue, violenza, uccisioni. Se volete scandagliare l’animo umano avete sbagliato genere.


mercoledì 27 giugno 2018

Segnalazione: "The Black Star", di Daniele Cardetta

Titolo: The Black Star
Autore: Daniele Cardetta
Editore: Meligrana Editore
Pagine: 366
Prezzo: 4,99 € (ebook), 15,00 € (cartaceo)
Link per l’acquisto:
-          - Casa editrice: http://www.meligranaeditore.com/the-black-star_2798136.html



Con The Black Star Daniele Cardetta ci trasporta nel Settecento, durante la guerra anglo-spagnola, a solcare i mari insieme ai pirati, la cui storia si intreccia ben presto con quella della tratta degli schiavi.
 Un romanzo storico e d’avventura, risultato di accurate ricerche da parte dell’autore.
Un romanzo d’intrattenimento per giovani e adulti, ma anche uno spunto di riflessione per tutti noi.
Non perdere l’occasione di navigare insieme ai pirati Pedro Lind e Juan e di conoscere lo schiavo Asa, un ragazzo forte che non è pronto a sottomettersi a nessuno!

Quarta di copertina:
"The black star" è una narrazione a più voci ambientata durante la guerra anglo-spagnola della prima metà del Settecento. Personaggi diversi, pirati e gentiluomini, schiavi e nobili sono protagonisti di una grande avventura che si dipana tra le due sponde dell'Atlantico. Le pagine del romanzo sono luoghi di incontro, come tavolini di locande fumose in cui ogni personaggio racconta la propria vita e il proprio punto di vista, e dove vittime e carnefici possono finalmente pareggiare i conti. Il romanzo affonda l'ancora in un momento buio della Storia, nei drammi individuali di schiavi sradicati e strappati alle loro case, in antichi rancori che si mischiano con la quotidiana sofferenza di uomini fatti merce, restituendo un quadro di cupa disperazione. L'angoscia e l'oscurità si intrecciano con la luce e le speranze del giovane Juan che, rimasto senza famiglia, accetta di aggregarsi a un gruppo di pirati e inseguire un sogno più grande: la vendetta di Lind, il suo capitano, una missione di giustizia, guidata da alti ideali e profondo risentimento.

Estratto:
Nonostante le spalle larghe e un aspetto fiero, Asa aveva solo sedici anni, e per quanto si sentisse già un uomo era chiaro che il terrore stesse cominciando a prendere possesso del suo animo. Non fece in tempo ad alzarsi in piedi che la porta si spalancò e Asa vide fare capolino il volto di suo fratello Hukaw, di una decina d'anni più grande di lui. Era visibilmente nervoso e spaventato e Asa capì che non doveva perdere tempo, in men che non si dica era in piedi, proteso verso il fratello e con i nervi pronti a scattare.
«Asa, devi fuggire, gli Aro stanno arrivando».
La cupa realtà travolse Asa come un fiume in piena. Anche solo nominare gli Aro provocava in tutta la sua gente un panico incontrollabile, molte erano le storie sui predoni che giungevano nei villaggi e seminavano morte, prendendosi tutti i ragazzi e le ragazze. Suo padre gli raccontava spesso di essere riuscito a sfuggire per miracolo a una razzia di quegli schiavisti una ventina di anni prima, ma troppi cadevano nelle loro reti ed era impossibile capire a quale futuro andassero incontro. Nessuno era mai tornato indietro a raccontare cosa fosse successo, così la fantasia popolare aveva diffuso le dicerie più temibili, ma non ci voleva molto a intuire che non sarebbe accaduto nulla di buono a chi finiva prigioniero degli Aro.

L’autore:
Daniele Cardetta è nato a Torino nel 1983. Dopo aver conseguito la laurea in Storia Contemporanea si è dedicato al giornalismo e alla scrittura creativa. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo La Rivincita di Zord, prima parte della trilogia de La città ribelle, conclusasi con l’uscita de I fiori della battaglia nel 2013 e La giustizia della spada nel 2015, tutti editi da Nettuno Lab. Grande appassionato di storia e cultura, l’autore cerca con le sue opere di affrontare temi variegati ma sempre attuali offrendo un contenuto e una narrazione diversi dal solito.


venerdì 22 giugno 2018

Lois & Luke. Giro di vite - Annemarie De Carlo

Titolo: Lois & Luke - Giro di vite
Autore: Annemarie De Carlo
Editore: GoWare
Pagine: 186
Prezzo: 4,99 € (ebook), 11,99 € (cartaceo)

Voto: 3,5/5

Trama (dal sito dell'editore):
Lois e Luke si incontrano sulle tavole di un palcoscenico a New York. Entrambi arrivano da un’infanzia maltrattata e l’incontro delle loro mancanze diventa subito amore. Tra Lois e Luke sono scintille di passione dal primo momento e i due ragazzi cominciano una storia.

Jock, padre di Luke, poliziotto omofobo e feroce, scopre l’omosessualità del figlio e lo pesta a sangue, tanto da fargli perdere la memoria. Lois cerca disperatamente di ritrovare il suo ragazzo, ma Jock ha fatto sparire di lui ogni traccia. I due ragazzi sembrano destinati a non rivedersi mai più.

In Lois & Luke. Giro di vite, nuovo romanzo della collana Pesci rossi LGBT diretta da Luigi Romolo Carrino, la scrittura di Annemarie De Carlo, morbida e lieve, si presta a un male to male classico, un gay romance delicato dalle tinte nere e fucsia.                       

Recensione:
Questo ebook mi è stato inviato dalla casa editrice GoWare mesi fa e solo ora sono riuscita a trovare il tempo di leggerlo per recensirlo.
Ci troviamo davanti a un romance M/M leggermente diverso dal solito, che affronta tematiche LGBT senza addolcire la pillola. Un ragazzo, Luke, viene picchiato a sangue dal padre e finisce in ospedale, in fin di vita. Resta in coma per alcuni giorni e al suo risveglio niente è come prima, nemmeno lui.
Ricorda solo un nome, piange, ma non sa perché. Lois.
Lois vede strapparsi dalle mani una storia d’amore appena sbocciata e per buona parte del libro non scoprirà perché gli sia stata negata di colpo. Ha un passato duro, non ha avuto una vita facile e se è quel che è lo deve solo a se stesso.
Entrambi sono bellissimi, entrambi sono attori in un pezzo di teatro (Giro di vite) che li ha fatti incontrare e innamorare e che sarà parte di loro fino alla fine.
Cos’hanno di diverso, quindi, dai personaggi tipici del genere M/M? Sono reali. Sono credibili. Dopo mesi, anni ad aspettare l’altro non li troviamo a piangere e a restare fedeli all’ex-compagno, non sentiamo uscire dalle loro bocche parole dolci e melense per l’altra metà che li ha abbandonati. Sono persone che cercano di andare avanti con le proprie vite.
Trovandoci comunque di fronte a un romance, come è giusto che sia, il loro amore non si è mai sbiadito e continua a vivere nei loro cuori fino al loro incontro. Anche questo molto reale.
Ma non voglio parlare oltre della trama o dei personaggi, perché rischierei di spoilerare qualcosa; credo di aver reso l’idea sul genere di romanzo che vi troverete a leggere, nel caso vi avessi fatto incuriosire.
Personaggi quindi credibili, ambientazione ben descritta che accompagna la storia e ne è parte vera e propria. Penso alla casa di Luke, che rispecchia perfettamente i vari momenti della sua vita: quando ordinata e pulita, quando cupa, quando in disordine e non curata.
Da quello che ho spiegato finora si capisce che è un libro che ho letto volentieri, lo stile di Annemarie De Carlo è scorrevole,  la scelta di parole non è casuale.
Do 3,5 stelline su 5 perché trovo che la storia in sé, la trama, avesse avuto bisogno di un più ampio respiro, di più spazio per svilupparsi e per raggiungere il lettore. Con Luke e Lois avrei potuto piangere, amare, soffrire, arrabbiarmi, ma mi sono sempre ritrovata “fuori” dal libro, spettatrice di qualcosa che accade ma non mi coinvolge davvero.
Piccola nota dolente: non ho trovato la cura nella revisione del testo (ripetizioni, refusi) che ho trovato, invece, in un altro libro della GoWare. Quando ho iniziato a leggerlo, data l’esperienza precedente, ho dato per scontato che avrei trovato un testo pulitissimo, purtroppo non è stato così ed è un vero peccato, perché altrimenti avrei dato anche 4 stelline.
Resta comunque un libro che ho letto con piacere, scritto da un’autrice che consiglio di seguire perché le sue storie portano una boccata d’aria fresca in un genere che ormai le ha viste più o meno tutte.

venerdì 25 maggio 2018

Gabbia per uccellini - S.M. May

Titolo: Gabbia per uccellini
Autore: S.M. May
Editore: Autopubblicato
Pagine: 279
Prezzo: 2,99 € (ebook), 10 € (cartaceo)

Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):

Mai sottovalutare un acquazzone di primavera.

Quando Rey Morales, studente all’università di La Salle, Philadelphia, esce a festeggiare l’ultima vittoria della squadra di baseball, può solo aspettarsi una serata rilassante insieme ai compagni e tifosi, piena di musica e birra. Ma la pioggia continua a cadere incessante, e Julien, l'uomo più affascinante di tutto il locale, si offre di accompagnarlo sino al campus. 
Che c’è di male ad accettare quel passaggio? 
Al suo risveglio, Rey si ritrova senza vie di fuga e senza difese. 
Un uccellino chiuso in gabbia,
con un padrone esigente che vuole prendersi cura di lui.
209 notti che valgono una vita.
Quando Matthew Forsyth, ambizioso sostituto procuratore della città, si vede assegnato il caso Morales, può solo pensare che sia iniziato uno dei periodi più fortunati della propria carriera. Niente di meglio che un processo facile e sensazionale, per garantirsi promozioni e successo.
Che c’è di male ad accettare quell’incarico?
Peccato che non sia così facile capire chi, tra la vittima e l’imputato, sia l’individuo più pericoloso in aula.
209 notti su cui manca una verità certa.
Due presunti colpevoli.
Un processo che nessuno vuole vincere davvero.
Una gabbia invisibile che imprigiona ancora.
E un’unica domanda: chi tiene davvero la chiave?

Recensione:

Eccomi tornata dopo un lunghissimo periodo di blocco del lettore davvero brutto. Non riuscivo più a leggere nulla e mi dispiace molto per gli scrittori, come S.M. May che mi avevano affidato il loro libro per una recensione e che mi hanno vista sparire nel nulla. 

Fatte le dovute spiegazioni per la mia assenza, iniziamo subito.
In Gabbia per uccellini l’autrice segue due linee narrative: una ambientata nel passato, che racconta le famose 209 notti di prigionia di Rey e che ha, quindi, una componente molto psicologica; l’altra che si svolge nel presente e si presenta quasi come un thriller giudiziario, in cui vediamo il sostituto procuratore Matt, impegnato nelle varie procedure legali, che si divide tra la propria ambizione e il desiderio di far prevalere la giustizia, alimentato dai begli occhi di Rey.

Le due parti si contrappongono in più di una caratteristica, ad esempio nella varietà delle ambientazioni. La prigionia di Rey si svolge tutta nella sua stanza o nell’appartamento del padrone, con due brevi e piccole eccezioni. Matt invece si muove in un insieme di ambienti che vanno dal suo ufficio a casa sua, dalla casa dei nonni alla prigione; non molti ma decisamente più ampi e affollati.

La storia è semplice e già riassunta nella trama, il libro si regge molto sulle emozioni e le sensazioni, principalmente di Rey , ma anche di Matt, con l’incertezza che coglie quest’ultimo sui veri sentimenti e le vere intenzioni del primo. 
I protagonisti sono pochi e ben caratterizzati. Ovviamente, chi colpisce di più è proprio Rey, che subisce notevoli cambiamenti, da quelli derivanti dalla sua prigionia a quello più velato della sua maturazione sessuale e accettazione di sé, che, anche se minore, è un aspetto presente e da non sottovalutare. Il suo è un personaggio che subisce infinite trasformazioni, i suoi pensieri sono sempre in divenire e spesso contrastanti. Matt, invece, è un personaggio molto più solido e definito. Ha i suoi principi e le sue convinzioni e, anche se sembra buttare tutto all’aria per passione, mantiene sempre una grande lucidità e scaltrezza.

Altro protagonista indiscusso è Julien, il cattivo del libro. Il crudele carceriere che alla fine può spingere quasi a compassione per la sua follia, come dice lo stesso Matt, ma che non si riesce a perdonare.

Questo è stato un grande pregio del libro. Fin troppo spesso capita di vedere libri in cui la figura del cattivo è estremamente labile, mal definita, affascinante, quasi giustificata e accettata dai protagonisti, spesso innamorati di loro. Qui Julien ha un suo oscuro fascino, di cui è vittima il lettore come Rey, ma il suo ruolo resta sempre negativo, il suo carattere e i suoi atteggiamenti sono odiosi e imperdonabili.
Mi è molto piaciuta anche quella sensazione di dubbio e di incertezza che il lettore può provare man mano che durante gli interrogatori emergono nuovi dati. I colpi di scena sono ben dosati e ben elaborati. Il finale forse è un po’ affrettato, soprattutto nella ripresa di Rey, ma non dà troppo fastidio. I dialoghi in alcuni casi, invece, mi sono sembrati un pochino forzati. Una cosa che forse potrebbe migliorare questo libro è un maggior editing, ci sono alcuni errori facilmente evitabili e che dispiace vedere in un libro la cui trama è ben costruita e ben trattata.
Da rimarcare che l’autrice si è impegnata in un tema non facile ed è, a mio parere, riuscita a rendere bene la sindrome di Stoccolma, di cui è ovviamente vittima Rey, e tutte le sue sfumature. I miei complimenti vanno quindi per un lavoro che poteva scadere nel banale ma che in tanti piccoli particolari mostra una grande attenzione.
Purtroppo il finale che non mi ha colpito moltissimo e gli errori che si trovano qui e là hanno influenzato il giudizio finale, che resta, però, alto. Leggere questo romanzo è stato bello, piacevole e veloce (ti tiene incollato alle pagine). Un ottimo libro per tutti e, nel mio caso, per tornare a leggere.

venerdì 11 maggio 2018

Una lunga bara nera - Tim Curran


Titolo: Una lunga bara nera
Autore: Tim Curran
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 328
Prezzo: 4,99 € (ebook) e 14,90 € (cartaceo)


Voto: 4/5


Trama (dalla quarta di copertina):
La Bara è una GTO del ‘67. Come una tomba aperta, è affamata di morte. Vic Tamberlyn vi si è suicidato dentro. Suo figlio Kurt vi è morto asfissiato. Forse non c'è nessuna connessione, ma il migliore amico di Kurt, Johnny Breede, non ne è convinto. Comincia a notare degli oscuri segnali, sicuro che sotto la pelle della Bara batta un cuore nero e terribile. Ma è persino peggio di quanto possa immaginare. Perché la Bara ha una storia. E quella storia condurrà Johnny in una ragnatela di omicidi, follia e perversioni sessuali. Verrà a conoscenza di orribili segreti di famiglia che collegano una serie di bambini scomparsi a un male primordiale che vive nell’auto sotto forma di una sadica ragazza adolescente. Una ragazza la cui madre era umana, ma il cui padre era tutt’altro…

Recensione:
La lettura di un qualunque romanzo horror che abbia come elemento cardine un’automobile posseduta non può non iniziare all’ombra dell’ingombrante confronto con Christine di Stephen King. Impresa ardua per chiunque, anche per uno scrittore che sa scrivere horror come Tim Curran. Per fortuna, ed è bene dirlo fin dall’inizio, è un confronto che non si è mai costretti a fare davvero, vuoi per differenze di scrittura, vuoi per differenze di atmosfere e trama. Quest’ultima non ha fretta di rivelarsi: l’autore si prende tutto il tempo necessario per mostrare l’ambientazione nella cittadina di Lynnstown ai margini della Sagwa Wood, per introdurre i personaggi e il protagonista Johnny Breede, e per tracciare i primi sentieri narrativi. Per una buona metà del romanzo si snodano prevalentemente in orizzontale, ampliando il contesto narrativo e abbracciando tutto il mondo di Johnny. È un mondo terribile, fatto di vecchie storie che tornano e bambini che invece non lo faranno mai più, adescati da quell’uomo nero che è l’incubo di tutti i bambini del mondo. Qui l’incubo diventa reale, segna l’infanzia di Johnny e di tutta Lynnstown, lascia dietro di sé misteri mai risolti e si riaffaccia dopo anni, quando Johnny è ormai uomo e rimane coinvolto nelle vicende oscure della famiglia del suo migliore amico, i Tamerlyn.
Nel loro garage c’è la Bara, la vecchia GTO del padrone di casa, che non usa più nessuno da quando lui si è suicidato sparandosi in bocca seduto al suo interno.
È attorno alla macchina che si concentra per buona parte del romanzo la tensione narrativa e l’attenzione del lettore. C’è qualcosa in quell’auto, qualcosa di malvagio, qualcosa che attira le forze del male e fa succedere cose terribili. Non si capisce cosa, anche se tutto lascia pensare a una possessione, ma è tenendo sott’occhio quell’auto che si procede nella lettura.
A questo punto la trama smette di prendere diramazioni laterali per puntare dritto in verticale in quello che diventerà l’incubo di Johnny. E anche del lettore, perché Tim Curran sa il fatto suo: disgusta quando vuole disgustare, fa inorridire quando vuole far inorridire, fa tremare quando vuole far tremare.
A volte però eccede. Rimanere sulla sola possessione dell’auto rischiava in effetti di essere piuttosto banale e appare quindi giusta la scelta di aggiungere qualcosa in più per dare maggior spessore all’aspetto orrorifico del libro. Il dosaggio non è stato tuttavia ottimale, con il risultato di aver infilato nella storia fin troppi elementi horror: un’automobile malvagia, possessioni, fantasmi, streghe della foresta, rapimenti di bambini, sadismo, masochismo, perversioni sessuali, forze maligne primordiali. Con tutti questi ingredienti spesso viene fuori un minestrone. Curran è abile a farne un’ottima zuppa, anche se la lunga bara nera del titolo si perde un po’ in mezzo a tutti gli altri sapori. 



lunedì 30 aprile 2018

Segnalazione: "La luna allo zoo", di Roberto Addeo





Titolo: La luna allo zoo
Autore: Roberto Addeo
Editore: Il seme bianco
Pagine: 100
Prezzo: 12,90 € (cartaceo)









Trama (dalla quarta di copertina): Ambientato a Bologna, città in cui l’autore ha vissuto per più di dieci anni, La luna allo zoo narra in prima persona le piccole tragedie quotidiane, le pulsioni amorose, le continue insicurezze e le stralunate ma poetiche considerazioni sul mondo di un venticinquenne campano. Il protagonista si trascina da uno squallore all’altro, incapace di dominare la sua giovane esistenza, vagabonda e dal futuro incerto. Senza mai prendersi davvero le colpe per il suo destino avverso, indugiando, maledicendo, sognando e sbagliando cerca la propria dimensione tra lavori saltuari e tentativi di scrivere un romanzo. I suoi unici diversivi alla monotonia dello scorrere di giorni grigi e indefiniti, saranno i rapporti saltuari con donne di cui non è innamorato, le frequentazioni amichevoli con persone che preferirebbe non conoscere, i lavori che non augurerebbe di fare nemmeno ai suoi nemici, e le serate buttate sulle strade e nei locali notturni in compagnia dell’alcool, unico alleato in grado di scacciare i fantasmi del suo passato. Uno scritto semi autobiografico, ironico e allo stesso tempo malinconico e spietato.

L'autore: Roberto Addeo è nato a Nola nel 1982. Tra i suoi interessi, oltre alla letteratura, ci sono la musica e la pittura. Come batterista ha diversi album all’attivo, registrati con differenti gruppi musicali del circuito bolognese. Dopo aver girovagato tra Napoli, Brescia e Bologna, da qualche anno si è trasferito in Sardegna, a Porto Torres. Nel 2015 pubblica per Edizioni Anordest il romanzo Perdute sinfonie. Del 2018 è il secondo romanzo La luna allo zoo, edito da Il seme bianco.