mercoledì 25 maggio 2016

Scrittura: leggere, leggere, leggere... ma cosa?

La scorsa settimana abbiamo parlato dei manuali di scrittura. Una delle cose più ripetute in questi testi è quella più ovvia: per scrivere bisogna leggere, leggere, leggere.

Ma cosa? E soprattutto come?

Leggere per migliorare nella scrittura non è la stessa cosa che leggere per solo piacere. E chi sa di cosa parlo potrà confermare che una volta imparato a leggere per scrivere non si potrà più tornare indietro.

Mi viene spesso criticato come recensisco i libri  perché, anche quando le recensioni sono positive, ci sono alcuni difetti che metto in evidenza. Questo è dovuto al fatto che leggo in modo differente, forse più attento, rispetto al lettore medio. E ho imparato a farlo negli anni.

Leggere per scrivere (un romanzo, un racconto, ma anche semplicemente un articolo di blog o una recensione) significa andare a scovare tutti i punti forti e tutti quelli deboli di un romanzo. Significa anche cercare di riconoscere le tecniche narrative usate dall’autore, capire come sono state impiegate e decidere se il risultato è qualcosa di buono o no, se è qualcosa che ci ispira e che vogliamo imitare o, al contrario, qualcosa che ci segniamo mentalmente di non fare mai.

Sempre parlando del come leggere, bisognerebbe a questo punto precisare una cosa.  E lo faccio rivolgendovi la stessa domanda che sento spesso fare in giro, soprattutto a inizio anno, quando partono le reading challenge di Goodreads.
“Quanti libri leggi in un anno?”
Ho tanti lettori forti fra i contatti, su Facebook. A volte leggo risposte tipo: 250. E penso: “Aspe’, 250? Ma riesci anche a mangiare e a dormire? Non hai figli, vero? Lavori? Leggi invece di lavorare?”
Tutte domande a cui una persona dovrebbe rispondere di farmi i fattacci miei, giustamente. Ma è perché leggo queste risposte che poi mi vengono in mente gli argomenti per i miei articoli, cosa credete? XD

Precisiamo dunque che c’è una differenza enorme tra un lettore-lettore che legge e un lettore-scrittore che legge. Il primo potrà leggere 250 libri all’anno alla velocità della luce: probabilmente a queste persone non interessa nulla delle tecniche narrative, ma interessa solo la storia. Sono lettori e basta. Leggono e basta. E va bene così.


Il lettore-scrittore, invece, non è un semplice lettore. Il lettore-scrittore, anche quando legge per puro piacere, non può fare a meno di notare certe cose, di segnarsi frasi (magari perché scritte bene, con una prosa bella, dove si vede il lavoro o il talento di un autore). Quando un lettore-scrittore legge, automaticamente si annota cose (a mente o scrive dei veri e propri appunti), rilegge alcuni pezzi, cerca di capire in che modo la trama si  intreccia, riconosce un cliffhanger, storce il naso davanti a un infodump pesante, gioisce quando legge un pezzo scritto bene e sospira perché vorrebbe saper scrivere anche lui così. Il lettore-scrittore assapora le parole. Perché sa che così facendo può migliorare. Un lettore-scrittore non legge 250 libri in un anno. Per due motivi: 1. per fare quello che vi ho elencato qui sopra bisogna avere tanto tempo e voglia di imparare; 2. questo tempo lo scrittore non ce l’ha, o meglio dire, ha pochissimo tempo, perché per vivere deve anche andare a lavorare, visto che la scrittura di solito non ti fa campare, in Italia. Se uno scrittore mi dice che legge 250 libri, io capisco che non ha capito come leggere.

E volete ridere? Sapete come legge un editor? Con le mani fra i capelli quando si tratta di molti esordienti, con lunghi sospiri quando legge i grandi capolavori. L’editor è messo peggio dello scrittore. L’editor storce il naso davanti a una virgola fuori posto, l’editor bestemmia se vede un infodump troppo evidente o se i dialoghi sono inverosimili. E non parlo di libri letti per lavoro, è questa la cosa triste.

L'editor che legge

Ovviamente tutto questo discorso non vale per le persone che nell’editoria ci lavorano. Se leggere libri è il nostro mestiere, ovvio che la soglia dei 250 testi letti in un anno si può superare (penso, per esempio, ai valutatori o ai correttori di bozze). 

Bene, e il come si legge è andato. Passiamo al cosa. Quando sento la risposta “leggo 250 libri all’anno”, oltre alla reazione che vi ho riportato prima, la domanda più grande che mi viene da fare è: “Ma cosa leggi?”

L’unica vera risposta che mi viene in mente è che sicuramente si tratterà di libri non impegnativi. Libri di cui, appunto, interessa solo la storia. E di nuovo qui mi ritrovo a dover fare la distinzione fra lettore-lettore e lettore-scrittore. Al primo non ho nulla da dire, sono i suoi gusti, è liberissimo di scegliere le letture che più gli piacciono. Al secondo, al lettore-scrittore, qualcosa da dire ce l’avrei.  Ed è che per scrivere bene non bisogna fossilizzarsi su un solo genere o su un solo tipo di letture. Bisogna saper alternare letture impegnative a letture semplici e di svago, classici a narrativa moderna, un genere all’altro. Se si vuole scrivere bene horror, non bisogna leggere solo horror. Se si vuole scrivere bene romance, non bisogna leggere solo romance. Se si vuole scrivere bene fantascienza non bisogna leggere solo fantascienza.

Non faccio un discorso di generi, per cui se voglio scrivere horror, allora devo leggere horror. Sono convinta, al contrario, che sia un discorso di stile, di forma e di arte del mestiere.

Naturalmente, se prediligo un genere e la mia aspirazione è scrivere proprio quel genere lì, sarà anche quello che leggerò di più.

Ma la base di tutto è lo scrivere bene. Posso avere la migliore storia in mente, ma se non sono in grado di metterla per iscritto, non sarà mai qualcosa di anche vagamente decente. E per scrivere bene bisogna leggere di tutto. Provare di tutto. Far proprie alcune tecniche e alcuni trucchetti del mestiere di uno o dell’altro autore. Bisogna creare il proprio stile da tutto ciò che abbiamo assimilato.

In conclusione: per scrivere bisogna leggere, certo. Ma leggere bene e leggere di tutto. Bisogna variare le letture per evitare di diventare solo un imitatore di stile. E, infine, bisogna prendersi il tempo per fare tutto ciò come si deve. 

6 commenti:

  1. La varietà è una grande risorsa e un grande piacere. Si fanno delle scoperte, a volte! Ma io mi sforzo di leggere anche da solo-lettrice. Non dico di riuscirci al cento per cento, perché qua e là mi spuntano pop-up importuni (questo personaggio è di cartone, la descrizione è troppo lunga...), ma mi convinco a procedere senza impuntarmi, perché lo spirito critico diventa abbastanza fastidioso, quando esagera. :)

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    1. Ciao, Grazia! Sì, vero. Se la storia prende molto, magari si riesce a staccare per tot pagine, ma poi arriva quasi sempre quel momento in cui ci si blocca, anche un solo attimo, nella lettura e subito parte lo scrittore/l'editor che c'è in noi: cosa mi ha fatto bloccare? Perché non scorre come il resto?
      Forse quando il nostro spirito critico esagera, ci troviamo davanti a un libro che non ci sta coinvolgendo davvero. Almeno secondo me :)

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  2. Io ho messo un po' da parte il discorso scrittura, e gioco forza per il tipo di studi che ho fatto (e ancora faccio) devo sorbirmi un sacco di saggistica, quindi sono una commentatrice un po' atipica, però il tuo ragionamento lo quoto in toto. Variegare il più possibile non dico tanto i generi, quanto gli stili e leggere stando attenti a come lo scrittore ha costruito la sua storia sono due requisiti essenziali per il lettore-scrittore. È il solito, vecchio discorso dell'apprendistato: la scrittura, prima di essere una forma d'arte, è artigianato e l'artigiano si affina osservando le tecniche dei colleghi. Aggiungo pure che chi intende pubblicarsi da sé, magari affiancando ai racconti/romanzi la creazione di un blog attraverso cui promuoversi, non può prescindere dalla lettura di manuali di marketing e SEO (ce ne sono di scritti benissimo, e per tutti i livelli).
    (Ariadne)

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    1. Ma sai che cercavo manuali di SEO, ma quelli in italiano erano tutti troppo costosi e l'unico che ho trovato accessibile era in inglese? T_T Se puoi consigliarmene un paio, magari che non costino troppo, te ne sarei grata!

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