venerdì 28 luglio 2017

Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2) - Jill Cooper

Titolo: Plugged (The Rewind Agency, Vol. 2)
Autore: Jill Cooper
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 198
Prezzo: 3,99 € (ebook), 12,90 € (cartaceo)

Voto: 4/5 

Trama (dalla quarta di copertina):
Lara Crane è bloccata nella sua mente, in un flusso di linee temporali dove la sua vita è perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata. Ma non è reale. È stato tutto creato da coloro che vogliono usare i viaggi nel tempo per le loro ambizioni personali. Per portare a compimento i loro esperimenti e trasformarla in una mortale assassina temporale. Se Lara vuole sopravvivere e fermarli, dovrà rischiare di perdere la sua mente e la sua anima, e uscire da una prigione talmente perfetta da realizzare l’unico sogno che abbia mai avuto.

Recensione:
Lara è sempre Lara: spavalda, intraprendente, fin troppo impulsiva, tanto legata alle persone che fanno parte della sua vita da non volersene privare neanche quando il destino decide altrimenti. Ma il destino è un concetto variabile per chi può tornare indietro nel tempo e cambiare ogni volta le carte in tavola. Solo che quando si cambia il passato si incasinano sempre le cose. Solo che prevedere gli effetti delle proprie azioni non è così banale. Solo che non si deve lottare soltanto contro il tempo e il destino, ma anche contro la Rewind Agency, contro la senatrice Patricia, il suo tirapiedi Rex e tutti gli scagnozzi a loro disposizione. Forse perdere era inevitabile ed è per questo che, nonostante tutti gli sforzi di alterare il passato, Lara si trova in mano ai suoi nemici, chiusa in un laboratorio a fare da cavia per i loro esperimenti sui viaggi nel tempo.
Esperimenti e torture hanno però il viso adorato delle persone care, l'attrattiva della vita perfetta, il gusto dolce dei sogni realizzati: relegata in una realtà virtuale in cui ha tutto ciò che ha sempre desiderato, diventa difficile per Lara scegliere la verità di una vita da prigioniera, in cui il suo corpo e la sua mente vengono violati, il suo fidanzato giace morto in un vicolo e la sua famiglia è in pericolo. Meglio non tornare in quel presente. Meglio abbandonarsi alle illusioni di Rex. Ma anche se volesse scegliere diversamente come potrebbe riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è? Una volta a guidarla tra realtà e finzione c'erano le lancette degli orologi che nella simulazione giravano al contrario, ma ormai la Rewind ha sistemato anche quel particolare. Come se non bastasse, i suoi nemici hanno trovato il modo di manipolare i ricordi delle persone e questo rende tutto ancora più complicato.
Ma Lara è sempre Lara. Può cambiare la realtà intorno a lei. Possono cambiare le sue scelte. Può cambiare il suo aspetto. Può cambiare persino il suo nome: Lara Craine, Lara Montgomery, Lara James. Ma non cambia la capacità con cui questa ragazzina muove la storia e gli eventi, tenendo gli altri personaggi e il lettore stesso in orbita attorno a lei.
Il ritmo è serrato, i salti temporali ancora più frequenti che nel libro precedente: tra passato, presente, futuro, reale e virtuale, si sale su una giostra da cui il mondo appare in continuo stravolgimento. E nel romanzo tutto è volto a rendere questa giostra sempre più divertente, a farla girare a tutta velocità per vedere fin dove ci si può spingere: la scrittura rimane semplice e senza troppi artifizi, come a non voler prendere la scena al ritmo e alla trama, e i personaggi secondari mettono da parte la profondità che pure a tratti dimostrano di avere per lasciare spazio a quella di Lara, protagonista indiscussa della storia. Ne viene fuori un romanzo d'avventura. Un'avventura adrenalinica, entusiasmante, di quelle che ti lasciano senza fiato per il troppo correre.





giovedì 6 luglio 2017

L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations - Alastor Maverick & L. A. Mely

Titolo: L'armonia dell'imperfetto. Steambros Investigations
Autore: Alastor Maverick, L. A. Mely
Editore: DZedizioni
Pagine: 150
Prezzo: 14,90€ (cartaceo sul sito della CE), 2,99€ (ebook - amazon)

Voto: 3,5/5


Trama:
Il mondo è dominato dalla meraviglia dei motori a vapore e delle macchine elettriche. La gloria e il lusso appartengono ai ricchi e ai potenti che lasciano le classi meno abbienti a vivere nella miseria. In questo miasma di fumo e carbone emergono le menti più brillanti, siano esse volte al crimine o alla giustizia. Nicholas e Melinda Hoyt sono due investigatori privati, schierati al servizio della giustizia, fondatori dell'agenzia "Hoyt Brothers Investigations". Quando un apparente caso di suicidio porta a galla frammenti del loro passato, solo una grande dose di fortuna, intelligenza e vapore potrà far emergere la verità e salvargli al vita.

Recensione:
Eccomi tornata alle recensioni dopo una pausa abbastanza lunga e ricomincio con Steambros Investigations di Alastor Maverick e L. A. Mely. 

Onestamente non ho mai letto un libro steampunk ma il genere mi ha sempre intrigato, sarà per i fantastici vestiti o i cosplayer sempre più presenti alle fiere. Tuttavia, tolto l'aspetto puramente estetico, ero completamente all'oscuro di cosa avrei trovato in questo libro. Si può dire che in parte il romanzo mi ha sorpreso, in parte quasi deluso.

Andiamo con ordine.

Cominciamo proprio con lo steampunk. Onestamente nella prima parte del libro l'ho trovato molto meno presente di quanto pensassi. C'è, questo sì, ma è più "narrato" che mostrato. 

L'opera si apre, infatti, con una descrizione breve e intensa di una Londra piena dei fumi delle molte fabbriche e della vita caotica all'interno della città (che verrà descritta come avvolta da una cappa nera anche in seguito) e con la brevissima narrazione della vita dei due protagonisti. Dopo questo inizio, gli accenni allo steampunk sono quelli riguardanti i vestiti e il loro sidecar (che ho avuto difficoltà a immaginare, a dire la verità, anche se molto presente nelle scene successive) e poco altro. È per questo che mi sono sentita delusa: mi aspettavo molte più cose.
Oltretutto mi ha lasciato perplessa la presenza di "conoscenze" scientifiche - e non solo - che all'epoca non erano note. Non so se questa sia una caratteristica tipica dello steampunk. Onestamente pensavo che il genere si manifestasse più nell'inserimento di tecnologie moderne. La presenza di un babbo natale rosso o di alcune conoscenze biologiche (che non posso rivelarvi per non farvi spoiler), così come un paio di altre cosine, del tutto anacronistiche, mi hanno lasciata perplessa. Tuttavia, non essendo un esperta di steampunk, non considererò questo come punto nella valutazione, probabilmente rientra nella tipologia.


Dopo questa lunga premessa sul genere, passiamo ai personaggi. Anche qui è un nì il mio. Se i protagonisti, i fratelli Hoyt, da un lato mi sono stati simpatici, dall'altro mi sono sembrati un po' forzati... forse un po' troppo, quasi fosse una forzatura voluta dagli autori. Il mio primo pensiero (come penso quello di molti), leggendo le loro manie e i loro atteggiamenti, è subito volato a "Una serie di sfortunati eventi" di Lemony Snicket e mi chiedo se i fratelli siano quasi un omaggio a quest'opera. Dei due protagonisti, entrambi dotati di un'ottima logica e capacità deduttiva, spicca maggiormente la sorella, purtroppo in un senso non troppo positivo. 

Nick, infatti, è descritto quasi come una persona normale (un dongiovanni dotato di un'intelligenza unica, quindi speciale, ma credibile), mentre per la solitaria Mel si è insistito un po' troppo sul suo negare la femminilità e disprezzarla apertamente, quasi come se l'essere donna (anche nel modo di vestirsi o atteggiarsi un po' più frivolo) e l'essere intelligenti si negassero a vicenda. Nonostante l'epoca in cui è ambientata la storia mi è sembrato si battesse un po' troppo su questo punto, ovviamente per far spiccare Mel come diversa e emancipata. 
Gli altri personaggi sono più uno sfondo, una stupida scimmietta con cui far risaltare le capacità dei protagonisti. Ciò si può notare in particolare nei contraltari dei due fratelli: l'incapace ispettore e la moglie, descritti in modo quasi caricaturale come due sciocchi e volgari. Non so se tutta questa "esagerazione" sia voluta, ma nel dubbio posso solo prenderla per come viene.

Per quanto riguarda la storia, mi è piaciuta. Non è eccessivamente lunga o complicata, ma mi ha soddisfatto. Da amante di racconti gialli, principalmente di Conan Doyle, il modo in cui è stato gestito il caso e la sua risoluzione non mi sono dispiaciuti e ho molto apprezzato l'introduzione del mistero che credo si dipanerà nei successivi libri della serie.

La ripetizione è un po' un elemento costante nell'opera, che questa sia dei gesti, in particolar modo quelli riguardanti il sidecar (forse per dare rilievo a uno degli elementi steampunk costanti) o delle descrizioni degli ambienti scuri della città o di quelle poco lusinghiere di personaggi e altri ambienti. 

L'opera c'è e le idee sono buone ma il tutto mi ha dato l'idea di aver bisogno di maturare un po', di essere reso più fluido e meno forzato.

Nonostante queste mie critiche, il libro ha un pregio che diversi altri non hanno, ovvero fa il suo mestiere: intrattiene e incuriosisce, anche se più che sulla storia principale lo fa sulla secondaria. Pochi cenni qui e là spingono il lettore a comprare il secondo volume. Anche questo obiettivo quindi è raggiunto ed è un plauso agli autori.

Piccole chicche: ci sono delle citazioni che riconoscerete e vi strapperanno una risatina o un sorriso e che sono espressamente indicate nell'ultima appendice del libro, poco dopo uno speciale capitolo con le ricette di casa Hoyt, che penso sperimenterò un giorno e che mi ha divertito molto trovare. La copertina poi è molto bella e affascinante.
Il mio voto complessivo dell'opera è 3,5. È un libro interessante, mi ha coinvolto nella lettura, ma ho visto dei limiti, facilmente superabili col tempo, e dei particolari da affinare, almeno secondo il mio gusto.