lunedì 13 giugno 2016

La torre fantasma - Taro Nogizaka

Manga: La torre fantasma
Mangaka: Taro Nogizaka
Editore: Panini Comics
Volumi: 9
Anno: 2010
Genere: Soprannaturale, drammatico, Horror, Mistero

Voto: 5/5


Trama:
Una torre. Un omicidio. Un mistero. Suggestioni alla Edgar Allan Poe che Taro Nogizaka declina in un manga avvincente... Che cos'è successo nella torre dell'orologio? Le indagini di Taichi e dell'enigmatico Tetsuo verranno a capo del caso? Le risposte in uno strabiliante mystery dai toni soprannaturali. (Dal sito dell'editore)

Recensione:
Eccomi a recensire un genere di letteratura diverso dal solito, ma che io amo follemente e su cui già so che scriverò molto, scusate.
La torre fantasma, manga di Taro Nogizaka, è tratto dall'omonimo romanzo di Ruiko Kuroiwa, è composto di nove volumi in totale e, nonostante in Italia sia stato edito solo da poco (siamo solo al secondo volume pubblicato), io l'ho già letto tutto, in inglese. Non ho mancato, tuttavia, di acquistare questa fantastica opera; desideravo troppo esporla nella mia libreria.
Non voglio raccontarvi troppo della trama, ma posso dirvi che la storia è ambientata nel Giappone degli anni '50 e ha per protagonista Taichi, ragazzo un po' scapestrato che preferisce rifugiarsi nei libri invece di affrontare la realtà, che incontra l'affascinante Tetsuo. Quest'ultimo prima gli fa ottenere un lavoro, poi gli salva la vita e subito dopo lo coinvolge in una spericolata caccia al tesoro.
Gli elementi ci sono tutti: c'è il giallo, ci sono personaggi misteriosi e a tratti inquietanti, figure che sembrano provenire dal mondo ultraterreno, follia e trappole assassine.
Taichi è il personaggio che si evolve di più; la sua personalità, per quanto lui sia un adulto e quindi essa sia in parte formata, sembra ancora grezza, non forgiata dal vivere realmente il mondo esterno alla sua stanza, ed è quella che subirà più cambiamenti, oscillando tra i mille imprevisti che affronterà ma alla fine trovando un suo equilibrio e una sua realizzazione. La sua è una figura che rispecchia una realtà moderna, un giovane che non trova il suo scopo, la sua spinta vitale, qualcosa che lo porti ad agire e a dare un senso alla sua vita. Taichi lo trova, lo perde, lo ritrova, lo cambia, con l'incostanza che un percorso di crescita può riservare, seguendo l'onda dei dubbi, dei sospetti e dei sentimenti, ma trovando alla fine un suo completamento.
Tetsuo è la figura che ho amato maggiormente e che ho sentito più vicina. Ho sentito davvero la sua sofferenza e ho tifato per lui dall'inizio alla fine. È un personaggio complesso, costretto a vivere una situazione molto difficile con coraggio, soprattutto considerando il tempo in cui vive. L'ho ammirato e amato in modo particolare e resta il mio personaggio preferito. Vorrei spendermi in mille parole ma ci sono cose che potrei spoilerarvi quindi mi fermo qui.
Ci sono moltissimi altri personaggi, ognuno con un passato e un carattere ben definito, hanno uno scopo, una missione e sono disposti spesso a tutto per ottenere ciò che vogliono. Alcuni si amano da subito e per tutta l'opera (come Yamashina), altri si amano e poi si odiano ma poi si comprendono, altri si odiano... e poi non più e poi si riodiano, in un'altalena di emozioni che disorienta man mano che si scoprono nuovi segreti. Alcuni di essi sono facilmente intuibili, altri sono più sorprendenti. I sospetti su chi sia davvero il colpevole rimbalzano da una persona all'altra come in un flipper a una velocità sempre maggiore man mano che si arriva al finale.
Ci sono momenti in cui la storia diventa quasi assurda e priva di senso, ma il tutto è narrato con un tale fascino che le pagine si divorano famelicamente. Io non riuscivo a staccarmene.
La trama è complessa e comprende diverse storie secondarie, che vengono narrate man mano che i due protagonisti avanzano nel loro viaggio. Proprio queste brevi avventure portano un tassello in più nella scoperta da parte del lettore della personalità dei protagonisti e allo stesso tempo nella loro evoluzione. La storia potrebbe deludere in alcuni punti, in cui, come ho detto, si storce un po' il naso davanti ad alcune rivelazioni ma vi posso assicurare che sono limitati nei 9 volumi e, sebbene maggiormente presenti verso la fine, non tolgono nulla alla bellezza della storia. Tutto, infine, è condito da riferimenti ad altre opere e strizzatine d'occhio in un gioco costante a scoprire la verità.
Il finale è un po' particolare e strano, ma mi è piaciuto molto. La felicità è personale e ognuno ha diritto a cercarla e a trovarla, in qualsiasi modo essa si manifesti (sempre che questo non implichi il male di qualcuno ;D).
Chi, come me, ama le cacce al tesoro, i misteri e gli indovinelli, avrà pane per i suoi denti, soprattutto una volta entrati nella torre.
I disegni, infine, completano il tutto. Sono davvero fantastici: molto precisi nelle architetture e negli abiti, molto espressivi nei volti e ben delineati sui personaggi, difficilmente si confondono due persone tra di loro. Bellissimi le immagini iniziali dei capitoli e le copertine dei volumi.
Ho scritto molto, lo so, ma ho davvero amato quest'opera, mi ha colpito profondamente, come non mi accadeva da tempo, mi ha incuriosito, fatto soffrire, desiderare una pagina in più dimenticando la realtà. Mi hanno infiammata le tematiche affrontate, davvero molte più di quanto appare, e mi è piaciuto anche il modo in cui sono affrontate.
Vi consiglio profondamente di acquistare questa piccola perla, non ve ne pentirete minimamente.

venerdì 3 giugno 2016

Spietati gentiluomini - Ginn Hale

Titolo: Spietati gentiluomini
Autore: Ginn Hale
Editore: Triskell Edizioni
Pagine: 219
Prezzo: 4,99 €

Voto: 4,5/5

Trama: Belimai Sykes è molte cose. È un prodigo, il discendente di antichi diavoli, una creatura di oscure tentazioni e rari poteri. È anche un uomo con un passato brutale e una pericolosa dipendenza.  E Belimai Sykes è l’unico uomo a cui il capitano William Harper può rivolgersi quando deve affrontare una serie di sanguinosi omicidi.
Il signor Sykes, però, non lavora gratuitamente e il prezzo della sua frequentazione costerà al capitano Harper ben più della propria reputazione.
Dai palazzi sontuosi dei nobili, dove la vivisezione e la stregoneria sono celati da una patina dorata, ai quartieri malsani dei Bassinferi, il capitano Harper deve combattere per la giustizia e per la propria vita.
Ha molti nemici e il suo unico alleato è un diavolo che conosce fin troppo bene. Sono questi i pericoli che si incontrano quando si ha a che fare con gli spietati.

Recensione: Sapete quanto è difficile scrivere una recensione positiva, quando non si ha nemmeno un paio di punti da criticare? Molto. E per questo sarò anche breve. La trama mi aveva colpita, ma è stata la cover a catturarmi fin dai primi istanti. È diversa dalle altre cover di libri romance e come la cover, così il romanzo. Non ci ritroviamo, di fatto, davanti a un paranormal romance, ma a un fantasy con una storia d'amore che si sviluppa accanto alla storia principale, ossia quella dei delitti e delle indagini e che ci accompagna attraverso la scoperta non solo dei due personaggi, ma anche del mondo in cui vivono.
Due cose ho apprezzato in particolar modo in Spietati gentiluomini:
- lo stile molto curato: a volte ho riletto alcuni passaggi per goderne la scelta delle parole e la struttura della frase. Uno stile che potrebbe non catturare da subito, ma che  di certo non lascerà indifferenti;
- e il mondo creato dall'autrice: un mondo che non ci viene descritto, ma direttamente mostrato, a tal punto che all'improvviso ci si ritrova, senza nemmeno accorgersene, all'interno del romanzo, a vedere con i propri occhi, seppur immaginari, l'ambiente che ci circonda, le persone che lo abitano, i diavoli nei Bassinferi. Ginn Hale non ci annoia mai con descrizioni lunghe, ci porta in quei posti e fra una battuta di dialogo, un avvenimento e un incontro, ci mostra cosa ci circonda.
Davvero un bel romanzo che merita di essere letto. Non aspettatevi però il solito romance: niente cliché, niente scene di sesso fin troppo spinte, niente dichiarazioni di amore eterno dopo il primo incontro.
Consigliato! 

mercoledì 1 giugno 2016

Il diritto di tacere

Lo avrete visto anche voi. Se vi piacciono i libri, se seguite autori su Facebook (soprattutto autori di letteratura di genere), è impossibile che non vi siate mai trovati di fronte a esortazioni di questo tipo, accompagnate spesso e volentieri da hashtag: 

TI È PIACIUTO UN LIBRO?
 Allora lascia un commento!
Sostieni il tuo autore preferito: recensisci il romanzo su Amazon!

Confesso che a me, in genere, queste cose scivolano addosso. Occasionalmente ho provato un lieve fastidio, comunque sanabile tramite utilizzo della rotellina del mouse (scroll down). Ma se invece di scappare, per una volta, mi fermo e provo ad analizzare il fenomeno… beh, accipicchia. Il martellamento pare essere dilagante.

Ci sono un sacco di motivi per cui l’Internet del “Condividi!” mi inquieta, ma non voglio entrare nel merito (a chi fosse interessato ad approfondire, però, consiglio la lettura de Il cerchio, di Dave Eggers); voglio esprimere un disagio.

Io non recensisco. Non lascio la mia opinione su Amazon. Non ho un account Goodreads attivo. Non mi piace dare le stelline. E non mi piace nemmeno sentirmi “una cattiva lettrice” per questo. Sono dell’idea che, a fianco/al posto degli atti pubblici, quelli privati possano avere anche più valore: presente il passaparola? Il consiglio non richiesto all’amico? Il libro ficcato fisicamente in mano all’amica, anche senza il suo consenso, con l’ordine tassativo LEGGILO E POI PARLIAMO?

Sono dell’idea che chi scrive recensioni su Amazon o su Goodreads, magari anche chi lo fa sempre, scriva in realtà alcune recensioni buone, utili, sagge, sentite, e altre (la maggior parte) un po’ superflue. Ma del resto, cosa puoi scrivere quando il libro non lo ami, ma nemmeno lo odi? Cosa puoi scrivere quando non ti convince, ma nemmeno ti disgusta?
Penso, fra l’altro, che nemmeno agli autori piacciano le recensioni “meh” – quelle che ti fanno capire che non sei arrivato al lettore. Che poi, non è quello che pensavi anche quando il lettore-non-raggiunto non te la scriveva, la recensione? (Consolati, autore che non riesce a ottenere reviews su Amazon; la percentuale di chi recensisce, sul totale di chi legge il libro, è di 1:200. Hai venduto 200 copie e hai “solo” 4 recensioni? Wow, è il quadruplo della media!)

Ho il sospetto, addirittura, che chi dice “recensiscimi!” in realtà voglia dire “recensiscimi bene!”; potrei scrivere un papiro sugli autori che fanno review-shaming in pubblico, sulle loro pagine, mettendo alla berlina o direttamente insultando i lettori che hanno osato assegnare loro solo 1 o 2 stelline. Potrei, ma ne uscirebbe una filippica lagnosa,quindi evito.



Sono dell’idea, fra le altre cose, che gli autori dovrebbero sempre tenere a mente il loro ruolo, e il ruolo dei loro libri, nelle vite di chi li legge. A me, ad esempio, piace leggere per staccare. Prima di andare a letto, per conciliarmi il sonno (lo so che sembra brutto, ma funziona… quasi sempre). Mentre mangio, se mangio sola, per non annoiarmi. Tutto il giorno, a volte, perché quello che sto leggendo mi ha catturata a tal punto che…
Ma non smetto di lavorare, di mangiare, di coccolare i gatti. Non lascio morire le piante. Non trascuro gli amici – non per leggere. Forse tu, autore, se sei fortunato, se ti dà di che vivere, dedichi ai tuoi libri ogni ora della tua giornata. Forse ce la dedichi ugualmente, perché anche quando sei lontano dalle tue storie e dai tuoi personaggi, pensi solo a quando potrai tornare da loro. È una cosa bellissima, e personalmente ti invidio per questo sentimento, questa devozione. Ma è la tua devozione, e non puoi pretenderla da me. Non sempre, non da tutti, non per tutti i libri – e forse mai. Dipende da quanto sei bravo.

Riporto, qua di seguito, la traduzione di un post della scrittrice Penny Watson in merito agli hashtag e alle esortazioni a recensire di cui dicevo all’inizio. E aggiungo, al termine, il mio “diritto di lettore” preferito – visto che si parla tanto di doveri di chi legge.

Ecco cosa penso della valanga di post che circolano da qualche giorno su come i lettori debbano “provvedere al sostentamento” degli autori, su come vada scritta una recensione eccetera eccetera.
1. Lettori, non siete responsabili del mio sostentamento, né del successo/fallimento della mia carriera di autore/autrice.
2. Lettori, non mi dovete niente. Non mi dovete recensioni, né “mi piace”, né commenti; non siete tenuti a “diffondere il verbo” sui social media né altrove.
3. Lettori, non vi chiederò mai di “barare” per me… e questo include segnalare come utili le recensioni a 5 stelle e come inutili quelle negative; falsificare le recensioni su Amazon per “fare numero”; segnalare quelle ad altri autori – e qualunque altra pratica poco pulita.
4. Lettori, se avete preso il mio libro in prestito in biblioteca o da un amico… Andate in pace. È un vostro diritto, e non mi riguarda.
5. Lettori, avete un solo compito: leggere. Se vi va. Avete il diritto di avere una vostra opinione, di prendere i libri in prestito, e non siete minimamente tenuti a “provvedere” o “preoccuparvi” per me.
Mi fa piacere ricevere recensioni entusiaste? Ovvio che sì.
Considero i lettori alla stregua di servetti/tirapiedi? Col cavolo.

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"Il diritto di tacere
L’uomo costruisce case perché è vivo ma scrive libri perché si sa mortale. Vive in gruppo perché è gregario, ma legge perché si sa solo. La lettura è per lui una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire. Non gli offre alcuna spiegazione definitiva sul suo destino ma intreccia una fitta rete di connivenze fra la vita e lui. Piccolissime, segrete connivenze che dicono la paradossale felicità di vivere, nel momento stesso in cui illuminano la tragica assurdità della vita. Cosicché le nostre ragioni di leggere sono strane quanto le nostre ragioni di vivere. E nessuno è autorizzato a chiederci conto di questa intimità.
I rari adulti che mi hanno dato da leggere hanno sempre ceduto il passo ai libri e si sono ben guardati dal chiedermi che cosa avessi capito. A loro, naturalmente, parlavo delle mie letture. Vivi o morti che siano, a loro dedico queste pagine."

Daniel Pennac, Come un romanzo. Traduzione di Yasmina Melaouah. Feltrinelli, 2000, pagina 139.


Articolo scritto da Martina Nealli