lunedì 2 maggio 2016

Massacrare con cura - Massi E. Monaco

Titolo: Ammazzare con cura
Autore: Massi E. Monaco
Editore: Autopubblicato
Pagine: 354
Prezzo: 15,98€ (cartaceo) - 2,99€ (ebook)


Voto: 2,5/5



Trama:

A un'ora dal tramonto, verso metà luglio, il brutto omicidio di Cecilia La Nera fece il suo ingresso nella contea di Trenno. Sul bordo del Santa Giustina, un fiume che passa da quelle parti. La sera prima qualcuno se l'era sostanzialmente scopata di soppiatto dalla giustizia e dalla moglie e, lo stesso tizio che raggiunse l'orgasmo, forse si convinse di poterle far passare le emorroidi con una sega. Di sicuro, lo spezzatino del corpo ci fu. Un'atrocità del tutto sproporzionata per la popolazione locale, anche.
Mentre della motivazione non si poteva esserne certi. Lo sbirro del luogo, uno che per baciare sua moglie avrebbe dovuto procurarsi la macchina del tempo, visto che gliel'avevano ammazzata da un anno, per strada, in bicicletta, si fece venire un bel mal di schiena per trovare quel bastardo. Nel mentre cresceva una figlia e non condivideva mezza opinione col suocero. Il quale non gli perdonava di trascurare le indagini sul pirata della strada. Ma il poliziotto non sapeva ciò che avrebbe potuto combinare una volta che lo avesse trovato. (Dalla quarta di copertina)


Recensione:

Confesso che questa recensione arriva con molto ritardo. Una specie di maledizione mi impediva sia di leggerlo che di recensirlo: ogni volta che aprivo il file succedeva qualcosa, ma alla fine eccomi qui.
Un'altra cosa che ha tardato la recensione è la mia difficoltà nel valutare e giudicare questo romanzo.
Massacrare con cura, infatti, è molto particolare e difficile da inquadrare per bene.
La storia è scritta in prima persona dal protagonista, Leonardo Monk, poliziotto che, ormai anziano, racconta un caso accaduto molti anni prima, il brutale omicidio di una ragazza, e della sua risoluzione, con le annesse scoperte su un altro caso a lui molto caro.
Il romanzo è un giallo, anche se è difficile inserirlo in questa categoria. Del delitto si sa poco e lo si scopre molto piano nella storia, non si hanno particolari come accade in genere in questo tipo di libri e il mistero non è complesso, cosa che invece mi aspettavo, data la lunghezza del libro. È una sorta di hard boiled vecchio stampo, con un detective molto simile a quegli investigatori duri e senza mezzi termini tipici di molti anni fa, caratterizzato da un linguaggio molto forte (diciamo un po' volgare). Ama correggere gli errori degli altri e mal sopporta moltissime tipologie di esseri umani, da cui si escludono solo la figlia e alcuni amici... e la moglie, o meglio il suo fantasma, che lo "perseguita" dandogli consigli o rimproverandolo.
Il tutto è ambientato a Trenno, ma il paesaggio, così come accade per i personaggi, si mantiene in una zona di confine tra realtà e immaginazione. Non conosco la zona ma credo sia descritta con la fedeltà di chi l'ha vissuta. Il tutto però è avvolto prima da una cappa percepibile di afa e sudore e poi da una pioggia battente. Come accennato, anche i personaggi vivono nella stessa zona di confine. Sono tutti reali, alcuni più volgari di altri, pieni di difetti, ma anche loro sono un po' irrealistici, a volte troppo esagerati, con nomi assurdi e inverosimili (a cominciare dal cognome straniero del protagonista), quasi a voler toglierne parte di realtà.
Analizzati questi punti, andiamo alla parte difficile. Per quanto riguarda poi lo stile dell'autore va detto che è molto particolare, non tanto per il modo di parlare volgare dei vari personaggi, in primis il protagonista, che potrebbe dare fastidio ma che voglio rapportare al genere, quanto per il modo confusionario in cui tutto viene posto, le lunghe e inutilissime parafrasi che sostituiscono gesti semplicissimi, la prolissità esagerata e la totale mancanza di senso nella punteggiatura di moltissimi punti. Capisco benissimo che fanno parte proprio dello stile dell'autore, diciamo "originale", ma, nonostante i miei tentativi di prenderla in questo modo, da lettore non l'ho sopportato. Finire il libro è stato difficilissimo e in alcuni punti davvero  pesante. Ci si perde spesso e a volte ho dovuto rileggere il paragrafo per capire cosa stesse succedendo, spezzando ovviamente la lettura, già complessa di suo, e non sempre ho davvero capito del tutto cosa stesse dicendo. Per non parlare della punteggiatura. Vorrei davvero far passare tutto sotto la spugna dello stile e probabilmente è così, ma ho sopportato molto male l'uso dei punti al posto delle virgole, frasi spezzate in modo innaturale e frasi nominali che non avevano senso di esistere, a volte formate solo da una parola.
Ci sono numerosi refusi, che vanno dall'h in un "ai" preposizione all'uso della persona sbagliata nel mezzo di un discorso diretto e così via tanti altri. Ci sono alcune frasi ripetute cambiate di poco, come se fossero state corrette in corso di revisione ma lasciate lì. La sensazione che ne è derivata è di un libro in cui l'editing, se è stato fatto, è stato molto approssimativo.

In definitiva, posso riconoscere lo stile particolare dell'autore, dettato anche in gran parte dal fatto che il tutto è un enorme viaggio nella mente tormentata del protagonista, ma nonostante questa consapevolezza non ho provato il piacere che di solito provo nel leggere questo genere di romanzi.

Riconosco molte potenzialità nel distaccarsi da quelli che sono i canoni ormai fin troppo abusati del genere giallo e sono felice di aver trovato un libro che potesse farlo, ma credo che si potesse dare più spazio alla storia, si potessero semplificare molti punti, evitare alcune ripetizioni, anche di alcune scene, e altri errori del genere. Non so se ha avuto un editing, ma mi stupisce che tanti errori, grammaticali e non, siano sfuggiti a una correzione attenta.
Non sento di consigliarne la lettura, a meno che non siate curiosi dello stile particolare in cui è scritto, ma armatevi di pazienza per quanto riguarda gli errori e leggete attentamente, a volte alcuni semplici gesti vengono raccontati in molte righe.

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