lunedì 23 novembre 2015

Dieci errori tipici nei libri autopubblicati

Da sempre non faccio che ricordare agli autori self (e non solo) che prima di pubblicare un libro tutti, senza esclusione, hanno bisogno di un editor serio che legga e sistemi i loro testi. 
Nella maggioranza dei casi questo, purtroppo, non avviene. 
E allora io che faccio?
Siccome non sono una simpaticona, ho deciso di elencarvi i dieci errori più ricorrenti che ho trovato nei libri self e, a volte, addirittura nelle prime righe dei loro estratti su Amazon (per la serie: come vendere meno).


1. Qual è quello giusto? Qual è o qual'è?
Ragazzi, seriamente. Non potete scrivere qual'è in un libro. Non potete scriverlo da nessuna parte, in realtà. Non si fa. È sbagliato, è brutto e voi passate per analfabeti.

2.  Dà, da o da'? Buoni tutti e tre... ma non significa che potete usarli a casaccio
Un errore, questo, davvero molto diffuso. Ripetiamolo per l'ennesima volta (tanto non mi stanco mai): è voce del verbo dare, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare (Lucia dà un regalo a Maria); da è una preposizione (Da dove vieni?); da' è la seconda persona singolare del modo imperativo del verbo dare (Tu dai, per troncamento dai! --> da'!)

3. È ed e. No comment. Davvero
Sul serio, non si possono scambiare queste due cose. Eppure l'ho trovato, l'ho visto con i miei occhi. Ma come si fa? No, mi rifiuto di spiegare la differenza. Chi non la conosce, prima di mettersi a scrivere un libro, dovrebbe aprire la grammatica della lingua italiana. Una qualsiasi, anche la più scarsa, vi potrà spiegare quando si scrive con accento e quando senza. Altrimenti chiedete alla vostra maestra delle elementari... se ne avete il coraggio.

4. D eufoniche
È un po' particolare come argomento e spesso molto discusso, ma vi assicuro che fate più bella figura se usate le d eufoniche correttamente. Ossia, solo se la parola seguente inizia con la stessa vocale (ed è, ad andare). Ci sono alcune eccezioni, soprattutto per modi di dire fissi come "ad esempio". 
Questo errore è molto frequente, anche se posso immaginare che il lettore medio non lo noti. Ma un lettore attento sì e non vogliamo deludere nessuno, no?

5. Affianco e a fianco
Anche questo è stato ripetuto mille volte, ormai. Affianco: voce del verbo affiancare. A fianco: accanto. Semplice. O no? Allora perché continuate a sbagliare? T_T


Dopo i primi cinque punti dedicati a grammatica e ortografia, passiamo ad altri cinque in cui ci soffermeremo, invece, su alcune tecniche narrative e norme editoriali. 

6. Fate attenzione al pdv!
Il pdv sa essere subdolo! Non sapete per cosa sta "pdv"? Sta per "punto di vista". Il punto di vista va sempre rispettato e soprattutto ben gestito. In un romanzo o racconto ci possono essere uno o più pdv, l'importante è non confondere il lettore. Io lo spiego sempre così: "Quando usi il punto di vista di un personaggio, devi immaginare di essere nella sua testa: ci sono cose che puoi sapere, cose che non puoi sapere e cose che puoi dedurre da gesti, parole o altro. Se non fai così, crei solo confusione".
Ricorda anche che i pdv ballerini non piacciono a nessuno. Se decidi di usare il narratore onnisciente, sappi che non significa che puoi far danzare il pdv a casaccio, ma che devi applicarti in modo tale che al lettore non venga mal di testa nel leggerti. 
Siccome questa è una questione delicata, vi lascio un paio di link in cui potete informarvi ulteriormente:

7. Dialoghi poco credibili
Brutti brutti brutti. Non perché scritti male dal punto di vista sintattico, ma perché poco o per nulla credibili! Con battute abusate e paroloni che nessuno al mondo userebbe oggi. 
«Accipicchia! Questo sì che mi sorprende e mi delizia!»
Ma anche no.

8. Norme grafiche editoriali riguardanti i dialoghi
Ora, io capisco che state autopubblicando il vostro libro, ma ci sono norme grafiche editoriali che vanno rispettate, soprattutto riguardo i dialoghi. 
Mi è capitato più di una volta di leggere testi in cui i dialoghi erano introdotti dai trattini. Ovvio, lo "scrittore" disinformato (insomma il "non-scrittore") avrà pensato: "ma sì, usiamo i trattini, tanto sono più facili da mettere e non rompono come caporali (« ») e virgolette alte (" ")". Sbagliato! Perché anche i trattini hanno delle regole ben precise che vanno rispettate. 
Prima fra tutte non potete usare i trattini corti! Osservate bene i libri che leggete, non ci sono trattini corti, ma trattini lunghi! I trattini dei dialoghi sono lunghi. Punto. E non esiste un "ma che vuoi che sia, lunghi, corti, l'importante è far capire che inizia il dialogo". Non esiste perché voi volete essere scrittori, quindi voi vi prendete la briga di farvi una ricerca e di informarvi il più possibile. Se non lo fate date solo un messaggio: volevo pubblicare, di voi lettori non me ne importa un bel niente, comprate il mio libro e statevi zitti. 
Non è un bel messaggio, vero? È brutto brutto brutto, come i dialoghi che scrivete. 
Comunque anche qui vi lascio un link con un bel po' di informazioni. Guai se non ci date un'occhiata! 

9. Pensieri, parole, opere... ah no, aspetta, com'era?
Ancora i dialoghi... e ancora norme grafiche. Vi racconto cosa ho letto una volta in un estratto. 
L'estratto iniziava con delle virgolette alte (" "), all'interno delle quali, ovviamente, l'autrice aveva messo un testo scritto in prima persona. Ho quindi subito pensato che avesse intenzione di far partire il romanzo con un personaggio che parla, insomma con un dialogo. Il personaggio in questione sembrava anche rivolgersi a qualcuno. Perfetto. No problem, anzi va benissimo, a me piace quando si entra direttamente nella storia. 
Salvo poi il fatto che l'autrice, subito dopo, va a capo e mi mette le virgolette basse dette anche caporali (« ») che sono segno sicuro di dialogo. Al che mi chiedo: allora prima cosa stavo leggendo?
Per esclusione penso: saranno stati i pensieri del protagonista. Ok, un po' confusa la cosa, ma vediamo come prosegue. 
Finito il dialogo, la signora autrice decide di mettere un'intera frase in corsivo che sembra tanto un pensiero. E io sto là e ricontrollo le virgolette, poi la battuta con le caporali e infine questo testo in corsivo. E l'unica domanda che mi viene in mente è un enorme...
WTF? 
Cosa cavolo combina? Chi è che pensa, cosa dice, quel corsivo cosa c'entra? 
Vi parlo della prima pagina di un estratto. Di un libro che volevo comprare. Vi parlo di un libro che, per ovvi motivi, poi non ho comprato. 
Scegliete come desiderate dimostrare al lettore che quello che sta leggendo è un pensiero e non un dialogo o parte del testo. Scegliete tra le virgolette alte e il corsivo, entrambi vanno benissimo (io, personalmente, preferisco di gran lunga il corsivo) e poi usatelo con coerenza e costanza. Una scelta per tutto il romanzo o il racconto. Non ci sono altri modi. Non confondete il lettore!
Altro suggerimento: se usate le virgolette alte per i pensieri, ovviamente poi non potete usarle per i dialoghi. Sembra scontata la cosa, ma non si sa mai...

10. Cura del testo e della copertina
Come ultimo (per oggi) punto vorrei far presente l'insieme. Il tutto di un libro. Se un lettore vede una serie di blog segnalare la vostra uscita, la prima cosa che nota è la copertina. Ho visto alcune orrende. Ho visto alcune banali, ripetitive, sempre le solite cose. Ho visto alcune belle, semplici e originali. Insomma, non dico che la cover debba essere perfetta, tanto c'è sempre qualcuno che la criticherà. Ma una cover decente, non di quelle che potrei farvi io, ma realizzate da persone capaci, non sarebbe davvero male. La copertina attira l'attenzione e per questo va curata nei particolari!
Bene, il suddetto lettore arriva quindi su Amazon (che comunque resta sempre lo store online più usato) e cerca il vostro libro. Lo trova, legge la quarta di copertina e scopre qualche refuso. Già storce il naso, ma decide di dare un'occhiata all'estratto. Ora, vi ho raccontato sopra alcune delle reazioni che ho avuto io. Le stesse potrebbe avere lui, lettore ipotetico.
La cura del testo, dei particolari come per esempio quello dei trattini lunghi, delle d eufoniche e così via dimostra che l'autore ha fatto davvero di tutto per far arrivare al lettore un prodotto di qualità.
Sono stanca di leggere: scrivere è la mia passione! Ci sta, va benissimo, ma quando scrivi e poi pubblichi, la tua diventa anche una scrittura per lavoro. E come in ogni lavoro devi dare il massimo. Anche le passioni non si coltivano da sé, bisogna impegnarsi per migliorare.
In questo caso, tu, scrittore esordiente che ti sei autopubblicato, dovresti voler rendere l'esperienza della pubblicazione una cosa bellissima non solo per te (che realizzi un tuo sogno), ma anche e soprattutto per il lettore. È il lettore che pagherà per leggere il tuo lavoro, è a lui che devi dare conto una volta che il tuo scritto sarà pubblico.
Ed è per questo che apostrofi sbagliati, trattini corti invece di trattini lunghi, pensieri segnalati in modo scorretto, punti di vista ballerini e tutto il resto indicano a chi legge l'estratto (se ha la fortuna di non aver acquistato a occhi chiusi l'ebook) che l'autore ha pensato solo a se stesso, infischiandosene delle persone che avrebbero pagato per leggerlo.
E questa, signori miei, è la cosa peggiore che uno scrittore possa fare.

E per oggi finisco qui. Non voglio offendere nessuno con questo post, vorrei soltanto una cosa: riuscire ad aprire gli occhi a certa gente. Tutto qui.


Alla prossima,
Sil

15 commenti:

  1. Amen.
    Vogliamo anche aggiungere la punteggiatura a sentimento? Chi non usa una virgola neanche a morire e chi le distribuisce come se non ci fosse un domani? E i punti e virgola, questi sconosciuti... XD

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    1. Le virgole D: Hai ragione, le virgole D:
      Però i punti e virgola li uso poco anch'io, devo ammettere. Solo quando sono davvero necessari.

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  2. Articolo molto interessante. Ricordo che durante un corso di scrittura creativa, non molti anni fa, io chiesi proprio delle linee guida su come regolarsi con la punteggiatura. E fu il panico. Alla fine docente e allievi conclusero seccati che la mia domanda era fuori luogo, perchè era un affare dell'editor e non certo dello scrittore. "..."

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    1. O___________o Non ci posso credere! Certo, l'editor ci dà sempre un'occhiata ci mancherebbe, ma la punteggiatura deve essere anche qualcosa che l'autore padroneggia, non dico alla perfezione, ma abbastanza bene da sapere che almeno fra soggetto e verbo la virgola non ci va. Una fa la domanda intelligente e viene messa a tacere, complimenti -_-

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  3. Articolo molto interessante e sentito. Grazie.

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    1. Grazie a te per aver letto e commentato! :)

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  4. Grazie da una lettrice disperata

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    1. Quando ci vuole, ci vuole! Grazie a te per aver letto e commentato! :)

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  5. Grazie, spero ti leggano e seguano questi consigli vitali

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    1. Speriamo... ma di articoli simili ne sono usciti tanti prima del mio. Ognuno aggiunge la sua esperienza personale con i libri autopubblicati, ma ecco... finora sembra che abbiamo avuto tutti poca fortuna. Mi sa che non arriviamo a chi vorremmo arrivare. Incrociamo le dita!
      Grazie per il commento! :)

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  6. Una cosa che mi fa rabbrividire è quando scrivono a lavoro al posto di al lavoro. È una cosa che insegnano alle elementari e invece lo trovo in moltissimi libri sia self ma anche in quelli tradotti oppure pubblicati da CE

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    1. Guarda, quando ho visto "è" al posto di "e" mi son detta "Basta! Ora scrivi un articolo e dici cosa pensi di questi errori qua". Ma anche nell'articolo è stato più forte di me... davvero dovrei spiegare la differenza tra verbo e congiunzione? T_T Quindi ti capisco. Più che ripeterlo noi non possiamo fare. Sta a loro informarsi. E questa cosa della poca informazione, del poco confronto prima di pubblicare è bruttissima.
      Grazie anche a te per il commento! :)

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  7. Una cosa che mi fa rabbrividire è quando scrivono a lavoro al posto di al lavoro. È una cosa che insegnano alle elementari e invece lo trovo in moltissimi libri sia self ma anche in quelli tradotti oppure pubblicati da CE

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    1. Meraviglia! Una persona che la pensa come me <3
      Al punto 5 aggiungerei "Apparte" invece di "A parte", mi capita di trovarlo più spesso di "Affianco". E che dire dei congiuntivi? Questi sconosciuti.

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    2. Oh, "apparte" mi mancava!

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