giovedì 26 novembre 2015

La regola dell'ex - River Jaymes

Titolo: La regola dell’ex ( Serie The Boyfriend Chronicles #2)
Autore: River Jaymes
Traduttore: Barbara Cinelli
Numero pagine: 352
Prezzo:5,99
Voto: 4,5/5


Trama:
Memphis Haines, stuntman e sopravvissuto due volte al cancro, eccelle nel cavarsela sempre. Quando gli si presenta la possibilità di aiutare il suo ex-fidanzato con un evento di beneficenza, coglie al volo l’occasione per tentare di farsi perdonare, visto il modo in cui ha lasciato Tyler dieci anni prima. E l’atteggiamento freddo del Dr. Tyler Hall è una sfida a cui Memphis non può resistere: deve riuscire a sciogliere la compostezza di quell’uomo.
Tyler Hall si è dato una regola semplice: non rimettersi più con i propri ex fidanzati. Basta. Di certo non è interessato a ricucire i rapporti con Memphis Haines, il suo ex che salta dagli edifici, schiva le esplosioni, e posa per una pubblicità di biancheria intima firmata. Dieci anni prima, innamorarsi di lui gli ha cambiato la vita. E quando Memphis l’ha lasciato da un momento all’altro, il mondo di Tyler è finito sottosopra. Memphis, però, sembra determinato a rivangare il passato. E il suo sorriso sciogli-mutande, il suo corpo solido e il suo fascino stanno riportando in superficie ricordi eccitanti che è meglio non ricordare, e che rendono sempre più difficile l’intento di Tyler di mantenere fede alla promessa che ha fatto a se stesso.

Recensione:
Seguito di Fidanzato di scorta, questo secondo libro vede come protagonisti l’ex ragazzo di Alec, Tyler, e Memphis, che ritorna da lui dopo che 10 anni prima lo aveva lasciato senza una spiegazione, cambiando per sempre la sua personalità e rendendolo “l’uomo di ghiaccio” che oggi tutti conoscono.
Ma questa nuova versione di Ty, sconosciuta a Memphis, unita al senso di colpa per averlo abbandonato senza una spiegazione,  spinge l’incontenibile stuntman a cercare di sedurre nuovamente il dottore, e chissà che finalmente i nodi non vengano al pettine mostrando a Ty la verità su di un rapporto che lui stesso aveva idealizzato e che nonostante tutto non si era ancora lasciato alle spalle.

Memphis non riuscì a trattenersi e un sorriso gli si aprì sul volto.«Tu,» disse, «e quella tua nuova calma, quell’aria composta? E quell’atteggiamento follemente eccitante di uno che ha le cose sotto controllo?» Incatenò lo sguardo a quello di Tyler. «È qualcosa che mi piacerebbe sperimentare.»Per un momento, la voce di Tyler suonò come quella di un fumatore incallito. «Sperimentare?»«Sì.» Il sorriso di Memphis divenne più ampio nel sentire il suono roco della voce del medico. «E intendo di stare dalla parte di chi riceve.»L’espressione di Tyler cambiò leggermente e Memphis si rese conto che il ragazzo aveva serrato la mascella.«Non ti scoperò, Memphis,» disse. La sfida colpì il suo sistema nervoso con così tanta forza che Memphis rise. Niente alimentava la fiamma come dirgli di no.

Chissà che questa volta l’amore non si riaccenda, dando il via a un rapporto più vero e maturo, uno dal quale entrambi non saranno più in grado di scappare. La paura non deve condizionare i sentimenti e a volte bisogna vivere i momenti che la vita ci concede accettando anche il rischio di soffrire.
Anche questa volta River ha saputo tenermi inchiodata alla lettura a divorare una pagina dietro l’altra.
Vedere crollare la maschera di Tyler è stato il momento migliore e ammetto che in parecchi punti avrei preso volentieri a schiaffi Memphis. Non ho condiviso alcune sue scelte e suoi atteggiamenti, ma nella parte finale l’autrice ha spiegato tante cose e ho pensato che forse avevano bisogno di essere più maturi per viversi la loro storia. Anzi, mostrandoci il passato, l'autrice ci permette di paragonare la relazione che i due uomini hanno costruito dopo essersi riuniti con quella che avevano avuto prima. Ho letteralmente adorato conoscere la versione timida e tenera di Tyler, mi ha fatto sorridere più di una volta, così come sapere del suo passato mi ha chiarito alcune cose.

Con la voce roca per il divertimento, Tyler disse: «Sei ancora un babbeo.»Memphis prese discretamente un respiro, rifiutandosi categoricamente di mostrare quanto quel vecchio soprannome lo avesse colpito. Quel nome era spesso stato accompagnato da uno sguardo pieno d’affetto da parte del suo ragazzo, uno sguardo che diceva, “sei un imbecille, ma sei il mio imbecille.”E in quel momento, il sorriso di Tyler, e la sua risata e le parole, nonostante l’assenza di quell’espressione possessiva, scaldarono Memphis fino nell’intimo. Come il primo raggio di luce la mattina dopo una notte fredda. Il suo cuore si contrasse un po’, o si fermò, o qualcosa di simile. Qualcosa che non sentiva da tanto tempo.E fu in quel momento che capì di essere completamente e veramente fottuto.

La carica erotica come sempre è altissima, sono una coppia che fa scintille e non cadono nel volgare.
Ho adorato ritrovare Dylan e Alec, e la finestra che ci ha aperto su Noah mi ha lasciato con la curiosità di vedere anche il suo lieto fine con un certo dottore del sud, che con una sola apparizione mi ha letteralmente acceso la curiosità.
In sostanza, libro molto bello, ben strutturato, coinvolgente, emozionante e….ho finito gli aggettivi?
Non vi resta che leggerlo per scoprire se la pensate come me, ovviamente per chi non ha ancora letto “Fidanzato di scorta” consiglio di recuperarlo per seguire meglio la storia.

«Questo è un gesto davvero stupendo,» disse Kyland Davis mentre si avvicinava al gruppo con in mano un foglio.
Noah si voltò a guardare il dottore e Tyler vide il modo in cui lo squadrò due volte, mentre notava le sue spalle davvero ampie.«Sfortunatamente,» continuò il chirurgo, «non andrà così. Mr. Haines non perderà i capelli.»Con gli occhi sgranati, Noah disse: «Io…» La parola finì con un suono acuto che sembrava doloroso.Tyler non sapeva decidere cosa mettesse più in agitazione il suo amico, se la notizia che si era rasato la testa per niente o il medico che stava di fronte a lui che faceva impallidire la figura di Noah. Sbattendo le palpebre, Noah lentamente lasciò correre lo sguardo sulla divisa blu scura del chirurgo, fermandosi sul cuoio che ricopriva le sue punte.«Oh, mio Dio,» disse deliziato. «Sono stivali da cowboy?»


martedì 24 novembre 2015

Cuore satellite - Pierpaolo Mandetta

Titolo: Cuore satellite
Autore: Pierpaolo Mandetta
Editore: autopubblicato
Pagine: 136
Prezzo: 3,99 € (ebook)

Voto: 4,5/5


Trama:  Si sa, i giovani gay non vedono l’ora di lasciare la provincia per la volta delle grandi città. Grindr che scoppia, palestre aperte fino a tardi, ampia scelta in discoteche. Ma c’è chi resta. Chi è attaccato alle piccole cose. Chi alla famiglia. Chi ai profumi della pasta fatta in casa o dei fiori di campo.
I gay di paese non mangiano sushi all’all you can eat, ma pranzano alla tavola calda con una parmigiana. Non scappano dalle madri in un bilocale a pezzi con due coinquilini, ma campano fino ai trent’anni nella stanzetta di sempre, con tutti i parenti nel quartiere. Non litigano con i fidanzati su Whatsapp, ma si minacciano alla finestra.
Paolo ha ventisette anni, vive a Salerno e ha un negozio di fiori. Sembra un giovane come tanti. Ha un’amica che cucina, un ragazzo che lo ama, Enzo, e una grande, strana famiglia. Paolo, però, nasconde un segreto. Un segreto che lo segue con due gambe e lo spinge a rifiutare l’amore, visto come un satellite che non riesce a toccare.
Quando le voci delle nonne lo mettono in guardia sul futuro, decide di correre ai ripari. Prima che l’estate giunga a Salerno, Paolo sarà costretto a riabbracciare il suo cuore satellite.


Recensione:
Ho iniziato a leggere questo romanzo tempo fa, ma mi sono ritrovata a dover fare una pausa per impegni lavorativi che non potevo rimandare. Eppure, quando l'ho ripreso, sono entrata di nuovo nella storia senza difficoltà. Primo fra tutti grazie allo stile di Pierpaolo Mandetta che dimostra, in questo suo romanzo, di essere un autore emergente sulla buona strada.
Come avete capito, questa sarà una recensione positiva. Sapete tutti che mi approccio alla lettura di un libro autopubblicato con molta cautela. So che spesso non posso aspettarmi molto e quando, come in questo caso, capita di essere sorpresi in senso positivo, è giusto che sia detto e ripetuto.
Bello, scorrevole e curato lo stile di Mandetta, che racconta la storia di un'intera famiglia, i Vuccullo, una famiglia di persone che, a un certo punto della loro vita, hanno smesso di amare. Perché? Non ci è dato sapere il motivo per ogni personaggio, solo quello del protagonista, che lascia a bocca aperta in un finale che sfocia nel genere fantastico, ma senza creare un senso di straniamento nel lettore, che già durante il romanzo è portato a capire che Paolo è una persona speciale, che vede e sente cose speciali.
Non possiamo però definire questo romanzo "fantasy", non lo è. Al contrario trovo che la storia sia molto realistica, che affronti temi profondi con rispetto, con tristezza in alcuni casi, ma anche con una vena ironica in altri.
Mandetta non ci fa mancare niente: passa da momenti di profonda riflessione, a descrizioni bellissime (anche quando sono brutte) di paesaggi e comportamenti della gente del paese, fino ad aggiungere una vena ironica del protagonista, con battute che spesso mi hanno strappato un sorriso. Forse anche perché l'ambiente che circonda Paolo - siamo in Campania, a Salerno e dintorni - un po' mi ricorda quello del mio paese d'origine.
Il personaggi sono ben studiati e si vede. Soprattutto il protagonista, ma anche Caterina (la sua amica) e Leo. Molto bello il bambino Paolo che appare e scompare determinando non solo la vita di Paolo adulto ma anche l'andatura del testo e l'umore del lettore. Le apparizioni mi sono piaciute molto, fino alla fine. L'autore riesce prima a far credere che la persona sia davvero presente e poi a far intuire, pian piano, al lettore che si tratta di una visione.
Anche i personaggi sono caratterizzati da una loro voce, un loro comportamento che li rende unici e particolari, in modo da non essere dimenticati facilmente.
Forse di personaggi ce ne sono un po' troppi, e tanti sono i nomi, ma è un romanzo che non parla di una sola persona, al contrario, conduce il lettore attraverso il passato di una famiglia i cui uomini, a un certo punto della loro vita, hanno semplicemente smesso di amare.
Un unico punto mi è rimasto poco chiaro, ma credo fosse voluto. Nel finale si spiega tutto per Paolo, ma per quanto riguarda gli altri uomini no. Si intuisce, si prova a immaginare, ma non mi sembra sia scritto qualcosa in merito. Forse perché quelle sono tutte storie separate, che meriterebbero uno spazio tutto loro. Sarà forse l'autore a dirmelo?
Ora potrei dirvi che sì, il testo non è privo di refusi. Ce ne sono alcuni sparsi qua e là. Ma sono di quelli che mentre leggi sorvoli facilmente e non sono tantissimi.

In ogni caso, come avete capito, è un libro che consiglio.



Sull'autore: Dell'87, nasce ad Agropoli, adorabile cittadina portuale del salernitano. Somaro convinto per l'intera carriera accademica, dopo il diploma in Agraria la sua passione per le storie lo sorprende a 21 anni, quando decide di iscriversi alla Scuola Holden di Torino. Dopo aver ottenuto l’attestato e aver affinato la sua penna, nel 2010 scrive per Unico, settimanale della provincia di Salerno. Tra il 2012 e il 2014 pubblica Vagamente suscettibili, La legge dei Lupi Nobili e Un cuore satellite, tre piccole edizioni con cui ha attualmente concluso i contratti per autopubblicarsi, in attesa di edizioni più rilevanti.
Nel gennaio 2015 avvia il progetto di racconti erotici, Aperti di notte, che riscuote grandi consensi sul web e che fa uscire in edizione eBook e cartacea.

lunedì 23 novembre 2015

Dieci errori tipici nei libri autopubblicati

Da sempre non faccio che ricordare agli autori self (e non solo) che prima di pubblicare un libro tutti, senza esclusione, hanno bisogno di un editor serio che legga e sistemi i loro testi. 
Nella maggioranza dei casi questo, purtroppo, non avviene. 
E allora io che faccio?
Siccome non sono una simpaticona, ho deciso di elencarvi i dieci errori più ricorrenti che ho trovato nei libri self e, a volte, addirittura nelle prime righe dei loro estratti su Amazon (per la serie: come vendere meno).


1. Qual è quello giusto? Qual è o qual'è?
Ragazzi, seriamente. Non potete scrivere qual'è in un libro. Non potete scriverlo da nessuna parte, in realtà. Non si fa. È sbagliato, è brutto e voi passate per analfabeti.

2.  Dà, da o da'? Buoni tutti e tre... ma non significa che potete usarli a casaccio
Un errore, questo, davvero molto diffuso. Ripetiamolo per l'ennesima volta (tanto non mi stanco mai): è voce del verbo dare, modo indicativo, tempo presente, terza persona singolare (Lucia dà un regalo a Maria); da è una preposizione (Da dove vieni?); da' è la seconda persona singolare del modo imperativo del verbo dare (Tu dai, per troncamento dai! --> da'!)

3. È ed e. No comment. Davvero
Sul serio, non si possono scambiare queste due cose. Eppure l'ho trovato, l'ho visto con i miei occhi. Ma come si fa? No, mi rifiuto di spiegare la differenza. Chi non la conosce, prima di mettersi a scrivere un libro, dovrebbe aprire la grammatica della lingua italiana. Una qualsiasi, anche la più scarsa, vi potrà spiegare quando si scrive con accento e quando senza. Altrimenti chiedete alla vostra maestra delle elementari... se ne avete il coraggio.

4. D eufoniche
È un po' particolare come argomento e spesso molto discusso, ma vi assicuro che fate più bella figura se usate le d eufoniche correttamente. Ossia, solo se la parola seguente inizia con la stessa vocale (ed è, ad andare). Ci sono alcune eccezioni, soprattutto per modi di dire fissi come "ad esempio". 
Questo errore è molto frequente, anche se posso immaginare che il lettore medio non lo noti. Ma un lettore attento sì e non vogliamo deludere nessuno, no?

5. Affianco e a fianco
Anche questo è stato ripetuto mille volte, ormai. Affianco: voce del verbo affiancare. A fianco: accanto. Semplice. O no? Allora perché continuate a sbagliare? T_T


Dopo i primi cinque punti dedicati a grammatica e ortografia, passiamo ad altri cinque in cui ci soffermeremo, invece, su alcune tecniche narrative e norme editoriali. 

6. Fate attenzione al pdv!
Il pdv sa essere subdolo! Non sapete per cosa sta "pdv"? Sta per "punto di vista". Il punto di vista va sempre rispettato e soprattutto ben gestito. In un romanzo o racconto ci possono essere uno o più pdv, l'importante è non confondere il lettore. Io lo spiego sempre così: "Quando usi il punto di vista di un personaggio, devi immaginare di essere nella sua testa: ci sono cose che puoi sapere, cose che non puoi sapere e cose che puoi dedurre da gesti, parole o altro. Se non fai così, crei solo confusione".
Ricorda anche che i pdv ballerini non piacciono a nessuno. Se decidi di usare il narratore onnisciente, sappi che non significa che puoi far danzare il pdv a casaccio, ma che devi applicarti in modo tale che al lettore non venga mal di testa nel leggerti. 
Siccome questa è una questione delicata, vi lascio un paio di link in cui potete informarvi ulteriormente:

7. Dialoghi poco credibili
Brutti brutti brutti. Non perché scritti male dal punto di vista sintattico, ma perché poco o per nulla credibili! Con battute abusate e paroloni che nessuno al mondo userebbe oggi. 
«Accipicchia! Questo sì che mi sorprende e mi delizia!»
Ma anche no.

8. Norme grafiche editoriali riguardanti i dialoghi
Ora, io capisco che state autopubblicando il vostro libro, ma ci sono norme grafiche editoriali che vanno rispettate, soprattutto riguardo i dialoghi. 
Mi è capitato più di una volta di leggere testi in cui i dialoghi erano introdotti dai trattini. Ovvio, lo "scrittore" disinformato (insomma il "non-scrittore") avrà pensato: "ma sì, usiamo i trattini, tanto sono più facili da mettere e non rompono come caporali (« ») e virgolette alte (" ")". Sbagliato! Perché anche i trattini hanno delle regole ben precise che vanno rispettate. 
Prima fra tutte non potete usare i trattini corti! Osservate bene i libri che leggete, non ci sono trattini corti, ma trattini lunghi! I trattini dei dialoghi sono lunghi. Punto. E non esiste un "ma che vuoi che sia, lunghi, corti, l'importante è far capire che inizia il dialogo". Non esiste perché voi volete essere scrittori, quindi voi vi prendete la briga di farvi una ricerca e di informarvi il più possibile. Se non lo fate date solo un messaggio: volevo pubblicare, di voi lettori non me ne importa un bel niente, comprate il mio libro e statevi zitti. 
Non è un bel messaggio, vero? È brutto brutto brutto, come i dialoghi che scrivete. 
Comunque anche qui vi lascio un link con un bel po' di informazioni. Guai se non ci date un'occhiata! 

9. Pensieri, parole, opere... ah no, aspetta, com'era?
Ancora i dialoghi... e ancora norme grafiche. Vi racconto cosa ho letto una volta in un estratto. 
L'estratto iniziava con delle virgolette alte (" "), all'interno delle quali, ovviamente, l'autrice aveva messo un testo scritto in prima persona. Ho quindi subito pensato che avesse intenzione di far partire il romanzo con un personaggio che parla, insomma con un dialogo. Il personaggio in questione sembrava anche rivolgersi a qualcuno. Perfetto. No problem, anzi va benissimo, a me piace quando si entra direttamente nella storia. 
Salvo poi il fatto che l'autrice, subito dopo, va a capo e mi mette le virgolette basse dette anche caporali (« ») che sono segno sicuro di dialogo. Al che mi chiedo: allora prima cosa stavo leggendo?
Per esclusione penso: saranno stati i pensieri del protagonista. Ok, un po' confusa la cosa, ma vediamo come prosegue. 
Finito il dialogo, la signora autrice decide di mettere un'intera frase in corsivo che sembra tanto un pensiero. E io sto là e ricontrollo le virgolette, poi la battuta con le caporali e infine questo testo in corsivo. E l'unica domanda che mi viene in mente è un enorme...
WTF? 
Cosa cavolo combina? Chi è che pensa, cosa dice, quel corsivo cosa c'entra? 
Vi parlo della prima pagina di un estratto. Di un libro che volevo comprare. Vi parlo di un libro che, per ovvi motivi, poi non ho comprato. 
Scegliete come desiderate dimostrare al lettore che quello che sta leggendo è un pensiero e non un dialogo o parte del testo. Scegliete tra le virgolette alte e il corsivo, entrambi vanno benissimo (io, personalmente, preferisco di gran lunga il corsivo) e poi usatelo con coerenza e costanza. Una scelta per tutto il romanzo o il racconto. Non ci sono altri modi. Non confondete il lettore!
Altro suggerimento: se usate le virgolette alte per i pensieri, ovviamente poi non potete usarle per i dialoghi. Sembra scontata la cosa, ma non si sa mai...

10. Cura del testo e della copertina
Come ultimo (per oggi) punto vorrei far presente l'insieme. Il tutto di un libro. Se un lettore vede una serie di blog segnalare la vostra uscita, la prima cosa che nota è la copertina. Ho visto alcune orrende. Ho visto alcune banali, ripetitive, sempre le solite cose. Ho visto alcune belle, semplici e originali. Insomma, non dico che la cover debba essere perfetta, tanto c'è sempre qualcuno che la criticherà. Ma una cover decente, non di quelle che potrei farvi io, ma realizzate da persone capaci, non sarebbe davvero male. La copertina attira l'attenzione e per questo va curata nei particolari!
Bene, il suddetto lettore arriva quindi su Amazon (che comunque resta sempre lo store online più usato) e cerca il vostro libro. Lo trova, legge la quarta di copertina e scopre qualche refuso. Già storce il naso, ma decide di dare un'occhiata all'estratto. Ora, vi ho raccontato sopra alcune delle reazioni che ho avuto io. Le stesse potrebbe avere lui, lettore ipotetico.
La cura del testo, dei particolari come per esempio quello dei trattini lunghi, delle d eufoniche e così via dimostra che l'autore ha fatto davvero di tutto per far arrivare al lettore un prodotto di qualità.
Sono stanca di leggere: scrivere è la mia passione! Ci sta, va benissimo, ma quando scrivi e poi pubblichi, la tua diventa anche una scrittura per lavoro. E come in ogni lavoro devi dare il massimo. Anche le passioni non si coltivano da sé, bisogna impegnarsi per migliorare.
In questo caso, tu, scrittore esordiente che ti sei autopubblicato, dovresti voler rendere l'esperienza della pubblicazione una cosa bellissima non solo per te (che realizzi un tuo sogno), ma anche e soprattutto per il lettore. È il lettore che pagherà per leggere il tuo lavoro, è a lui che devi dare conto una volta che il tuo scritto sarà pubblico.
Ed è per questo che apostrofi sbagliati, trattini corti invece di trattini lunghi, pensieri segnalati in modo scorretto, punti di vista ballerini e tutto il resto indicano a chi legge l'estratto (se ha la fortuna di non aver acquistato a occhi chiusi l'ebook) che l'autore ha pensato solo a se stesso, infischiandosene delle persone che avrebbero pagato per leggerlo.
E questa, signori miei, è la cosa peggiore che uno scrittore possa fare.

E per oggi finisco qui. Non voglio offendere nessuno con questo post, vorrei soltanto una cosa: riuscire ad aprire gli occhi a certa gente. Tutto qui.


Alla prossima,
Sil

giovedì 19 novembre 2015

This is not a Love Story - Suki Fleet

Titolo: This is not a Love Story
Autore: Suki Fleet
Editore: Dreamspinner Press
Pagine: 207
Prezzo: 6,99 $ (al momento 5,24 $)

Lingua: inglese

Voto: 4/5


Trama: Il quindicenne Romeo si ritrova a vivere per strada dopo che un giorno la madre, uscita di casa per andare al lavoro, non vi fa più ritorno. Da allora è costretto a sopravvivere in una giungla di asfalto e palazzi e stazioni abbandonate. Muto e terrorizzato, il suo silenzio lo rende vulnerabile e una notte viene picchiato a sangue da una gang di altri giovani homeless, per poi essere salvato da un ragazzo che da quel momento si impone di prendersi cura di lui.
Julian è appena più grande di Romeo di due anni. Scappato da una famiglia abusiva, ha dovuto fare scelte molto difficili e si vende sulle strade per sopravvivere. Prendersi cura di Romeo lo cambia, gli dona uno scopo nella vita, gli rende speranza e cerca di esser forte e lasciarsi alle spalle i problemi di droga solo per Romeo. Ma vivere come vivono loro lo sta lentamente distruggendo e inizia a dubitare di esser forte abbastanza.
Questa è la storia della loro lotta per cercare una vita fuori dalla strada e il restare comunque uniti a tutti i costi. Ma quando gli eventi minacciano di separarli, è Romeo che deve raccogliere in sé tutta la forza per aiutare se stesso e Julian e non lasciare che il loro amore diventi una tragedia shakespiriana.

Recensione: I romanzi M/M hanno tutti una trama similare e canoni precisi, simili a quelli del romance tradizionale ed etero. Niente di più falso. Non è vero. Molti romance M/M sono crudi, sgarbati, poco romantici e sicuramente non melensi come parecchia narrativa sentimentale e rosa ci ha abituati a credere.
This is not a love story (tradotto: Questa non è una storia d’amore), è esattamente questo tipo di romanzo. È un M/M perché racconta la storia di un amore fra due maschi, certo, quello inizialmente forte e devoto di Romeo - un ragazzino di quindici anni, affetto da mutismo, abbandonato dalla madre improvvisamente e costretto a vivere in strada di espedienti - nei confronti di Julian - scappato da casa e da un padre e una madre abusivi - che è diventato il suo scudo, la sua protezione dopo che quest’ultimo lo ha salvato da un pestaggio a opera di altri ragazzi senzatetto come loro.
Siccome Romeo non può parlare, neppure urlare o emettere alcun suono dalla bocca e quindi è indifeso e non può chiedere aiuto, a molti teppisti violenti può sembrare divertente picchiarlo e violentarlo. Questo è ciò da cui Romeo è fuggito fino a quando non ha incontrato Julian. Ma Julian per prendersi cura di entrambi deve prostituirsi, e lo fa andando con altri uomini pur essendo, almeno all’apparenza, etero.
Romeo lo ama, e questo amore crescerà così tanto e in maniera così prepotente che impedirà al quindicenne muto di accettare l’accoglienza in strutture specializzate per ragazzi abbandonati come loro e vivere in maniera più confortevole. Il bisogno e la determinazione di entrambi a non lasciarsi separare sarà la base di una lotta senza esclusione di colpi.
È un romanzo molto forte, questo, anche attraverso descrizioni che spesso trasmettono raccapriccio. Una storia che ti devasta e ti scardina da ciò che hai di certo e sicuro; la vita in strada di questi due ragazzi è così vera e vivida da farti quasi sentire in colpa di essere al caldo a casa a leggere il libro, e non per le strade a cercare di salvare qualcuno di questi giovanissimi senzatetto. L'amore tra i due fanciulli – quindici e diciassette anni sono un’età ancora ascrivibile alla fanciullezza - è forte e totalizzante. È descritto come un crescendo di intensità e appartenenza l'uno all'altro in modo così viscerale e sublime da emozionarti a ogni parola. I loro distacchi e ritrovarsi sono devastanti e commoventi fino alle lacrime.
C’è, da parte dell’autrice, Suki Fleet, una cura particolare nel descrivere con estremo dettaglio la vita all’addiaccio dei due protagonisti e degli altri personaggi che gravitano attorno a loro, alcuni davvero degni di nota e di estrema bellezza.
Il clima che permea tutta la narrazione è di dolore e devastazione ma, stranamente, non di sconfitta. Molte sono le vicende che i due giovani senzatetto saranno costretti a vivere, alcune di estrema violenza e paura, ma quel legame che li unisce e che cresce tra loro è così ben descritto in un crescendo di azioni, gesti, sensazioni e pensieri, che renderà ogni prova da loro sostenuta un modo per cementarlo ancor di più e trasmetterà al lettore un sentimento di speranza sempre più vasta, nonostante le tragedie, le separazioni, i momenti di estremo dolore.
L’unica nota negativa o, se vogliamo, deludente di questo romanzo è il finale affrettato. Come se l’autrice, dopo essersi soffermata a lungo a far soffrire i due protagonisti di ogni sorta di patimento, non riuscisse più a sopportare la pressione narrativa della trama e avesse fretta di risolvere le cose, di far scoppiare il lieto fine. E così passiamo quasi con una sorta di brutale interruzione da un momento drammatico nel quale i due cercano di fuggire da tutto il male che si portano addosso e Julian tenta di recuperarsi dopo un’ennesima devastante ricaduta nella droga, a un epilogo dove li ritroviamo tutti, più o meno felici e contenti, con gran parte dei loro problemi ormai alle spalle, perché risolti, e un radioso futuro insieme.
Se lieto fine doveva esserci, perché non arrivarci con la stessa lentezza e precisione dei primi tre quarti di romanzo? Perché non dare altrettanta pignola attenzione alla fase del riscatto, della salvezza, invece di rendere il finale frettoloso e buttato via? Avrei gradito che l'autrice mi facesse vedere la lenta e testarda ripresa di Julian, in nome dell’amore per Romeo, la fatica del giorno per giorno, la vittoria dopo le tante sconfitte, le difficoltà da affrontare per raggiungere una normalità che probabilmente è ancor più difficile da accettare rispetto alla precarietà di una vita vagabonda. E invece niente.
Capirei un finale troncato a metà, per permettere all'autore un sequel a riguardo. Ma non mi sembra vi sia in progetto qualcosa del genere. Quindi peccato. Ma il libro merita. 
Questa recensione è stata scritta da Annemarie De Carlo

martedì 17 novembre 2015

Vapore Nero - Gianluca Malato

Titolo: Vapore Nero
Autore: Gianluca Malato
Editore: Dunwich Edizioni
Pagine: 150
Prezzo: 2,99 €

Voto: 3,5/5

Trama: La Londra vittoriana è governata dalla tecnologia del vapore, principale fonte di energia e fulcro dell’economia dell’Impero. Alex è un giovane fisico convinto che il vapore possa essere sostituito da una sorgente di energia più economica e pulita: l’energia magnetica. Fa quindi di tutto per costruire il primo motore magnetico, che permetterebbe a chiunque di avere energia gratuita per sempre. Presto però dovrà scontrarsi con interessi economici e politici che vorrebbero mantenere inalterata l’egemonia del vapore. L’estenuante caccia dei servizi segreti, l’amore verso una giovane ragazza irlandese con un passato denso di violenza e dolore, e l’intervento della stessa regina Vittoria si frapporranno tra Alex e il suo progetto.

Contiene anche il racconto Il Sogno di Icarus.

Recensione: Parlare dell'opera soffermandoci alla storia di Vapore Nero temo sia limitante. Il sogno di Icarus costituisce un buon terzo del volume, quindi credo meriti anch'esso una sua purché piccola analisi.

Partiamo con ordine: Vapore Nero.

La nostra avventura inizia con il giovane Alex Smith, fisico ricercatore, in cerca di finanziamenti per i propri studi su un'innovativa fisica del magnentismo, quando viene contattato dalla Thompson Engineering, un'azienda impegnata nell'utilizzo di tecnologie alternative, che lo assumerà per l'ideazione di un motore magnetico.
Sfortunatamente per il nostro eroe l'azienda che domina la tecnologia del vapore, Ashfield Energy Company, messa al corrente della nuova collaborazione che la Thompson ha intrapreso col giovane, decide di agire, inviando un sicario a cancellare Alex dalla scena, ma l'avvenente Kelly, una rossa irlandese che il nostro protagonista ha appena conosciuto, interverrà nell'ombra per fermare l'assassino.
Il protagonista dovrà guardarsi le spalle sia dai nemici che dagli amici, ma anche dalle spie al servizio della regina Vittoria, che non manca di interesse per questa rivoluzionaria scoperta.
Alex è atteso alla fine della sua avventura da una difficile scelta. Lascio a voi tutto il piacere di scoprire, e decidere, se ha preso quella giusta.


La trama è in realtà molto lineare e semplice, gli eventi si susseguono fluidi, con pochissimi colpi di scena limitati da un narratore onnisciente, spesso anche forzatamente e non per una verosimile evoluzione degli stessi.
Il soggetto effettivo del racconto appare poco chiaro. Al principio sembra che la difficoltà a realizzarsi sia il punto focale della storia, salvo poi diventare un problema secondario davanti alla nascente storia d'amore, e infine tutto si concentra in una scelta morale che si risolve con un atto di ribellione, culmine di alcune azioni fuori contesto, ma su questo ci tornerò subito.
Prima vorrei soffermarmi un po' a parlare dei tempi della narrazione. In alcune scene il tempo scivola via e non ci sono molti indizi che permettano di capire effettivamente quanti giorni o settimane, o semplicemente ore, siano passati. Per fare un'esempio: concludiamo un capitolo con Kelly ferita in ospedale, lei e Alex devono ancora incontrarsi per quello che possiamo definire il primo appuntamento. Quando nel capitolo seguente i due si incontrano nuovamente, un paio di frasi mi lasciano intuire, senza darmi certezza, che in realtà non solo quello non è il primo appuntamento, come il ritmo della narrazione precedente lascerebbe intuire, ma che alle spalle ne abbiano ben più di uno. Tuttavia il dolore causato dalla coltellata è ancora persistente, quindi non è una frequentazione troppo duratura. Questi indizi insufficienti mi impediscono di collocare la giornata che viene descritta, non ho più l'idea di quanti giorni siano trascorsi dall'inizio della storia. Sembrerebbe un problema banale ma il testo diventa molto confuso se si pensa che fino a questo momento gli eventi avanzavano lentamente. È come se il tempo fosse scivolato, per l'appunto.
Ora possiamo parlare della contestualizzazione. Lo scrittore descrive l'ambiente, la città di Londra dell'epoca vittoriana, ed è anche dotato di una buona capacità illustrativa, tuttavia i suoi personaggi pare non appartengano ai luoghi in cui si trovano.
I comportamenti e i pensieri dei protagonisti sono molto moderni e cozzano con l'ambiente e il periodo che viene descritto. I due protagonisti sono giovani ma comunque adulti, sarebbero adulti anche per l'età odierna, ma le loro interazioni ricordano più quelle di due adolescenti.
Kelly, ad esempio, risulta sprezzante e arrogante, quando ferita nell'orgoglio. Si offende perché trattata da inferiore, prima in quanto donna ed ex prostituta dal proprio capo, e poi in quanto suddita dalla regina. Per quanto la ragazza fosse irlandese e giustifichi così il proprio comportamento ribelle, è illogico e anacronistico il suo sdegno.
Per concludere con Vapore Nero, mi devo dichiarare insoddisfatta. Però, come sottolineerò anche più giù, trovo davvero scorrevole e piacevole lo stile di Gianluca Malato. Si esprime con semplicità anche quando spiega le nozioni di meccanica di questo suo racconto.

Voto 3/5



Sicuramente invece molto più gradito è stato il racconto Il sogno di Icarus, una rivisitazione in chiave steampunk del mito di Icaro.

Icarus è figlio di un mercante di carbone, appartenente alla media borghesia del suo mondo, il Dedalo. Si tratta di una città divisa in 7 settori, chiamati gironi, che separano le diverse gerarchie della società. La città è circondata da mura altissime senza alcuna uscita verso il mondo esterno che, secondo quanto tramandato da generazione in generazione, è vuoto. Le mura sono lì solo per proteggere. Ai piedi delle mura stesse, però, l'esercito monta la guardia con l'ordine di arrestare o sparare chi cerchi di avvicinarsi al confine.
Icarus si ritroverà a desiderare le ali degli uccelli per scoprirne di più. Lui sa che fuori non può non esserci nulla, altrimenti non si spiegherebbe una simile barriera.
Ma quando confesserà questi suoi pensieri alla sua cara amica Maya il vecchio barbone del Dedalo, che li ha sentiti, li attirerà dentro la propria capanna, dove narrerà loro la storia ormai dimenticata, per spingere Icarus a collaudare la propria macchina volante.
Per Icarus si presenterà quindi la possibilità di avverare il suo sogno. O di trovare la rovina.

Questo secondo racconto, dalla trama molto semplice ed essenziale, è stato una lettura molto piacevole che ho divorato, mentre la prima l'ho dovuta interrompere più volte.
Non mancano errori logistici, mi sono chiesta come avrebbe potuto funzionare una società che si reggesse solo sull'estrazione, la compravendita del carbone, la produzione e la vendita del vapore come fonte di energia. Ma la storia non entra nei dettagli della società, non si sforza di spiegarla e va avanti, rendendo il racconto godibile e i dubbi rimandabili a dopo la lettura.
I personaggi principali Icarus e Maya sono ben caratterizzati e restano fedeli a loro stessi nella loro crescita fra queste poche pagine.
Il finale, che si potrebbe considerare scontato, tuttavia ha regalato una piccola sorpresa di speranza.
Si può concludere con i dovuti complimenti a Gianluca per una scrittura semplice e scorrevole, che ho molto apprezzato.

Voto 4/5

giovedì 12 novembre 2015

Maschere Veneziane - Kim Fielding

Titolo: Maschere Veneziane
Autore: Kim Fielding 
Editore: Dreamspinner Press 
Numero pagine: 237 
Traduttore: Eledh Armata 
Prezzo: 4,54 $ (al momento in sconto da 6,99 $) 

Voto: 4/5 

Trama: Jeff Dawkins è stato lasciato dal suo partner con un mutuo che non può permettersi e un paio di biglietti non rimborsabili per una vacanza di un mese in Europa. Nonostante la sua riluttanza a viaggiare, Jeff decide di partire comunque. Dopotutto, ha già pagato. Mette in valigia un Kindle pieno di romanzi gay e arriva a Venezia trepidante. Lì incontra il bellissimo e affascinante Cleve Prieto, un americano che vive all’estero, che gli offre di fargli da guida turistica. Jeff ha molti sospetti – non è nato ieri e qualcosa gli dice che Cleve non gliela racconta giusta – ma tutto è meglio che girare per i canali da solo. Grazie a lui, Jeff s’innamora di Venezia e inizia a riconciliarsi con il passato. Per la prima volta, si ritrova anche a provare dei sentimenti per qualcun altro. Ma non può essere sicuro di chi sia quella persona, perché il passato di Cleve rimane un mistero avvolto dalle bugie. 
Poi una figura oscura riemerge dal passato di Cleve e Jeff deve scegliere se lasciare che questi scappi da solo o unirsi a lui in una corsa disperata attraverso l’Europa centrale. Forse Jeff riuscirà finalmente a vedere dietro la maschera di Cleve, se sopravvivrà al viaggio. 

Recensione: Ambientato a Venezia, il romanzo di Kim Fielding è la storia di un'avventura che forse molti vorrebbero vivere nel mondo dei sogni... perché nella realtà non ci si vorrebbe trovare davvero nella situazione in cui si trova Jeff. 
Viste crollare tutte le sue certezze in ambito sentimentale, questo appassionato di gay romance, che crede che l'amore vero e passionale esista solo sulla carta, si lascia trasportare dagli eventi e dai genitori e parte per quello che doveva essere un romantico viaggio di coppia. Prima tappa del viaggio è proprio la città veneta, che fa da padrona nell'intero libro. 
L'ambientazione, infatti, è incredibilmente curata e dettagliata. I giri e persino i ristoranti, così come i piatti, sono descritti in modo molto preciso, quasi il libro fosse un resoconto di una vera vacanza dell'autrice. Leggendo si ha la sensazione di camminare col protagonista tra le vie... scusate, i calli di Venezia. Probabilmente l'effetto risulta maggiore per gli americani che non hanno la stessa possibilità di un italiano di visitare o almeno conoscere per fama Venezia.
Il protagonista Jeff è analizzato bene ed è molto realistico. I suoi dubbi, le sue incertezze, le sue debolezze sono credibili e condivisibili. Nella parte finale cambia molto, dimostrando che a volte l'amore porta a fare vere e proprie follie, soprattutto se si è solitamente tranquilli e posati. 
Cleve è davvero misterioso, soprattutto all'inizio. Lo scopriamo lentamente e conosciamo tutto il suo passato solo verso il finale. Il suo carattere è totalmente opposto a quello di Jeff, sebbene subisca un percorso di cambiamento molto simile al suo. Cleve non programma nulla (un po' per sua volontà un po' perché costretto dalle circostanze), ama viaggiare, scoprire e avere nuove esperienze. Tuttavia sul finale anche lui ci mostrerà un lato del suo carattere molto diverso rispetto al passato. 
La narrazione è molto buona, come mi aspettavo da Kim Fielding, e i refusi sono pochissimi e invisibili quasi mentre si legge. 
La storia, infine, è bella e ben descritta, ma non eccezionale. Abbastanza prevedibile, soprattutto da un certo punto in poi, alterna momenti di tensione ad altri un po' lenti, secondo me, soprattutto data la situazione. Capisco che venga fatto probabilmente per dare maggiore credibilità, ma in quel momento avrei preferito l'azione al realismo. Il finale è abbastanza veloce e scontato, cosa che comunque non dà molto fastidio; in fondo ci si aspetta quel finale e lo si desidera. 
Merita una piccola nota sulla copertina, disegnata appositamente da Shobana Appavu (come si legge nelle informazioni), che ho trovato molto carina ed evocativa del contenuto. 
Non do un voto altissimo a questa storia perché, nonostante mi sia piaciuta molto, non ho apprezzato la sensazione che ho avuto, ossia che tutto il libro si sostenga troppo sull'enorme colonna portante che è la città di Venezia. Più che per la storia, infatti, il libro si fa apprezzare per l'ambientazione, sicuramente magnifica. Avrei preferito un testo che avesse mantenuto un equilibrio maggiore tra la bellezza della location e la storia, che si è rivelata un po' più banale. 
Precisata questa caratteristica, ne consiglio caldamente la lettura. La descrizione della città è davvero fantastica e vale l'acquisto. Per chi ama Venezia o anche per chi non c'è già stato... leggete questo libro. 
E ora scusate, devo organizzare la mia prossima vacanza... a Venezia.

lunedì 9 novembre 2015

Il momento della verità - RJ Scott

Titolo: Il momento della verità (terzo della Serie Santuario)
Autore: RJ Scott
Editore: Love Lane Books Ltd
Traduttrici: Claudia Milani e M.A. Diotta
Numero Pagine: 162
Prezzo: Euro 3,29

Voto: 3/5


TRAMA:
Beckett Jamieson scopre di essere stato adottato quando, al compimento del suo ventunesimo anno, un avvocato gli consegna una lettera della madre. Il suo vero nome è Robert Bullen. Peccato, però, che la famiglia a cui dovrebbe appartenere sia coinvolta in attività criminali della peggior specie. Robert decide di contribuire a distruggerli ma finisce in ospedale, pestato a sangue e temporaneamente cieco. Un agente del Santuario lo accompagna in una casa protetta dove potrà riprendersi.
Il dottor Kayden Summers, agente operativo del Santuario, non è per niente contento di ritrovarsi bloccato in mezzo al nulla insieme a un uomo privo di conoscenza. Quando però Beckett si sveglia, la situazione sembra peggiorare ancora, perché il giovane non si fida di lui ed è più determinato che mai a scoprire cosa nascondesse la madre, senza contare l’attrazione che nasce fra loro.

Riusciranno a superare le loro divergenze e a eliminare la minaccia rappresentata dai fratelli Bullen?

RECENSIONE:
Ed eccoci al terzo libro della serie Santuario: avevamo lasciato in sospeso la sorte del giovane Beckett,  preda della furia di suo padre e suo zio, ridotto in malo modo e salvato in extremis da Dale e Joseph, ora in cura dal dottor Kayden e in uno stato di momentanea cecità.
Ovviamente il nostro dottore non è il solito stereotipo, avendo alla base una preparazione militare, ma dovevamo aspettarcelo da un agente del Santuario.
In un primo momento Kayden trova noioso il caso che gli è stato affidato, ma una volta che il nostro Jamie riprende coscienza l’attrazione palpabile verso il ragazzo cambierà le carte in tavola e il desiderio di protezione prenderà il sopravvento.
Si passa dal presente al passato di entrambi i protagonisti, raccontando la loro storia e spiegando come Beck sia arrivato a casa Bullen.
A differenza degli altri capitoli, questo è più incentrato sul mistero e un po' meno sulla storia d'amore vera e propria, mostrandoci solo l'inizio di una relazione che probabilmente si svilupperà meglio con il tempo.

“Mi hai imprigionato qui dentro,” sbottò. Sollevò lo sguardo e
fu sorpreso nell’accorgersi di quanto bene riuscisse a vederlo.
Diavolo, era bellissimo. Giovane e bellissimo. Lineamenti decisi
e labbra piene, appena incurvate in un sorrisetto beffardo.
Capelli biondi e mossi tagliati corti e un paio di lunghe ciglia
che incorniciavano due occhi dello stesso colore dell’erba.
 “L’ho fatto per il tuo bene, ragazzino,” rispose con tranquillità
il dottore, senza smettere quel sorrisetto sardonico.
Beckett fissò lo sguardo in quegli occhi verdi e fece un passo
avanti, solo un filo d’aria a separare i loro visi. Gli si accostò
intenzionalmente finché i loro inguini non si sfiorano e poi
sussurrò: “Non sono un ragazzino. Non lo vedi?”
“Beckett…”

E come in ogni libro della serie, scopriamo un altro tassello del caso Bullen: l’autrice ci sta mostrando l’evoluzione del caso visto e vissuto da personaggi sempre diversi che però interagiscono tra loro, e fa finire ogni volume con l’inserimento della prossima coppia che sarà protagonista del volume seguente.
Questo lascia al lettore il desiderio di conoscere la storia dei nuovi arrivati e il loro coinvolgimento nella trama portante.
Personalmente ho trovato questo  terzo libro meno avvincente dei precedenti e con alcuni punti poco realistici e incoerenti, ma tutto sommato è stata una lettura piacevole, incentivata da un desiderio di scoperta di un finale che sembra ancora complesso e lontano e da una sempre ottima traduzione.

Si guardarono e Beckett si ritrovò completamente senza parole
davanti all’intensità che trapelava dagli occhi dell’altro.
Bruciavano della stessa bramosia che lui sentiva dentro di sé.
Dopo tutto quello che aveva passato negli ultimi giorni, quel
contatto avrebbe dovuto essere solo rassicurante, invece era il
momento più eccitante che avesse mai vissuto. Strana la vita!
“Sono gay,” disse piano.
“Me l’ero immaginato,” rispose Kayden con un sorriso.


lunedì 2 novembre 2015

Mio - Mary Calmes

Titolo: Mio 
Autore: Mary Calmes
Editore: Dreamspinner Press
Numero pagine: 273
Traduttore: Livin Deverel
Prezzo: $6,99

Voto: 3/5



Trama:
Trevan Bean ha un lavoro che da illegale sta diventando spaventoso, un ragazzo che potrebbe non essere sano di mente, un angelo custode che in realtà potrebbe essere l’incarnazione del male. A questo si aggiunge la ricomparsa della famiglia che aveva allontanato il suo ragazzo, minacce di morte, un rapimento e il tentativo di mettere soldi da parte per realizzare un sogno. Trevan ha davvero molte gatte da pelare, ma si sente all’altezza della sfida: ha promesso a Landry un lieto fine e Landry lo avrà, sempre che qualcuno non lo uccida!

E potrebbe accadere.

Landry Carter era una bambola rotta quando si erano conosciuti due anni prima, ma è diventato un compagno in grado di stare accanto a Trevan… almeno per la maggior parte del tempo. Ora che la vita di Trevan ha preso una piega spaventosa – e Landry viene rapito – Trevan deve continuare a sperare che l’amore di Landry rimanga saldo di fronte a questa nuova sfida, perché non ci sarà lieto fine se Trevan dovrà proseguire da solo.


Recensione:
Mi piace molto Mary Calmes, come avrete sicuramente intuito dalle mie precedenti recensioni dei suoi libri, ovviamente questo non vuol dire che tutto quello che scrive sia bello e perfetto.
Questo libro in particolare spiazza un po’; chi è abituato alla sua solita coppia dove l’attivo è l’uomo rude che dà sicurezza e lega a sé il passivo libertino e irresistibile, che tutti anelano e amano, si prepari a ritrovarsi ribaltate le cose, e posso dirvi che questa è solo la prima delle sue storie in cui inverte i ruoli.
Ma veniamo a Mio.
Tanto per cominciare non c’è un personaggio che sia normale, a partire dai protagonisti.
Trevan è un esattore di scommesse e, innamoratosi di Landry - un ragazzo stupendo ma instabile emotivamente - inizia con lui una relazione che dura ormai da due anni, ma che deve sempre essere tenuta sotto controllo dagli scatti emotivi dell'altro, che richiede continue sicurezze sul loro rapporto.
Un giorno si presenta alla loro porta il fratello di Landry chiedendogli di tornare a casa perché la madre sta male e questo, unito a un grave problema lavorativo di Trevan, li spinge a partire sballando tutto l’equilibrio raggiunto a fatica in due anni di relazione.

“Domani,” ero riuscito a dire. “Andrò a metterlo sul mio cuore per
sempre.”
I suoi occhi mi erano sembrati persi e felicissimi al tempo stesso.
“Giuro,” gli avevo detto, una mano sul mio pettorale sinistro. “Una
elle proprio qui, in modo che tutti possano vederla. La elle di Landry.”
“Sul tuo corpo.”
“Sì.”
“Come un marchio.”

Il titolo rispecchia perfettamente la trama, il bisogno di possessività di Landry arriva a livelli incalcolabili, il suo bisogno di amore e di sicurezza è talmente alto che il minimo cambiamento lo destabilizza e a Trevan tocca sempre riportare alla normalità la sua instabilità.
Vi avviso che in questo libro c’è parecchio sesso, ogni qualvolta Landry vacilla sente il bisogno di unione come a voler segnare il suo uomo come sua proprietà con il suo odore.
Il rapporto tra Trevan e Landry è ambiguo e contorto, non sono sicura ma pare che Trevan abbia 24 anni e la cosa mi lascia perplessa perché  dà l’impressione di essere un uomo e non un ragazzo. Gli darei almeno 30 anni anche se comprendo che ha dovuto crescere in fretta.
L’autrice ha creato un personaggio che a tratti sembra il classico omone forte e tutto d’un pezzo, in altri è in balia della situazione e a sua volta ha bisogno di appoggiarsi  a qualcuno più forte di lui.
Come sempre Mary ha voluto inserire un po’ di giallo e azione, ma ho faticato davvero a seguire tutto perché ha voluto strafare mettendo due distinte storie contemporaneamente e, secondo me, così non le ha ben sviluppate.
Il libro di per sé è complesso e la traduzione ha complicato di più le cose, alcuni dialoghi erano privi di coerenza, i tempi verbali sono inesistenti,  dovevo rileggere intere parti per seguire la situazione e in alcuni punti ho dovuto prendere la versione inglese per capire i dialoghi.

Forse il libro poteva non prendermi anche con una traduzione migliore, ma di certo a causa di questo, per la prima volta, mi trovo a non apprezzare come vorrei un libro della Calmes.

“Posso farti una domanda?” mi aveva detto con un sorriso, mentre
camminavamo.
“Certo.”
“Tu mi ami, eh?”
Avevo brontolato perché era una domanda stupida.
“Hai mai amato nessuno prima di me?”
“No.”
“E se muoio, amerai qualcuno, dopo?”
“Tu non morirai,” avevo risposto secco.
“Ma se succedesse.”
“Solo te, Lan.”
Lui aveva annuito, soddisfatto della risposta. “Hai promesso la notte
che ci siamo incontrati. Mi amerai per sempre.”
“Sì, ho promesso.”