giovedì 27 agosto 2015

Pubblicare: self o con editore, l'importante è l'editing.

C'è ancora gente, là fuori, convinta che tutti gli editori leggano i manoscritti arrivati in redazione, li selezionino, li editino, li pubblichino e infine li promuovano anche.
Sono spesso le stesse persone che credono che autopubblicarsi, di conseguenza, non significhi "pubblicare un libro", ma semplicemente "metterlo in vendita" sulle piattaforme di selfpublishing attuali. 
Credo che questa gente non abbia mai davvero letto libri di esordienti pubblicati con alcune "case editrici" (le virgolette hanno un significato), altrimenti formulerebbe in modo diverso certi concetti. E questo ve lo dice una che compra libri autopubblicati con molta parsimonia e solo se ha letto recensioni positive o se le sono stati consigliati da persone del cui giudizio si fida abbastanza. 
Mettiamo in chiaro una cosa: non sono per niente contro l'autopubblicazione (e infatti ho recensito diversi libri autopubblicati qui sul blog). Sono contro tutti, e ripeto, TUTTI i libri pubblicati che prima non abbiano affrontato un processo di selezione, editing e correzione bozze come si deve
Ed è per questo che oggi sono qui a scrivere questo articolo.
Il fatto che un libro sia stato pubblicato da un editore non implica sempre che questo si sia preso il tempo di leggere, selezionare ed editare a dovere il testo. Conosco diverse piccole realtà editoriali che questo lavoro - che poi, parliamoci chiaro, sarebbe loro dovere fare per ogni manoscritto - non lo fanno nemmeno per sbaglio. Non basta il marchio NoEap a rendere più simpatica una casa editrice, ci vuole molto di più, ci vuole la qualità dei testi, anzi dei prodotti che mettono in vendita. E, purtroppo, proprio questa spesso è insoddisfacente.
Ci sono invece libri autopubblicati che sono passati attraverso le mani di diversi colleghi (quindi spesso gente che capisce qualcosa di scrittura), sono stati modificati, editati, riletti e sistemati fino a essere pronti per la pubblicazione. 
So che la maggior parte dei libri autopubblicati probabilmente fa schifo, perché, siamo onesti, in Italia tutti pensano di saper scrivere, pensano che un manuale di scrittura non serva a niente, che ciò che conta sia solo la passione e il traguardo sia solo la pubblicazione, non la soddisfazione del lettore. Ma a furia di leggere esordienti pubblicati da piccole case editrici mi sono resa conto che anche molti dei loro testi lasciano parecchio a desiderare. Le case editrici non hanno fatto il loro dovere e quindi quei libri non sono "pubblicati", ma semplicemente messi in vendita, proprio come i libri self.
Per non parlare del fatto che gli autori delle piccole CE sono sempre costretti ad autopromuoversi, perché l'editore o fa poco o non fa proprio nulla.
Non voglio dire che tutti gli editori non fanno il loro lavoro. Per fortuna, finora ho conosciuto un paio di realtà editoriali piccole, ma che si impegnano davvero nell'editing e nella promozione, oltre che nel resto. Ma vi dirò la verità: sono due o tre al massimo fra tutte le CE che conosco, e ne ho viste alcune che partono bene e poi peggiorano, prese dalla smania di pubblicare sempre di più.
Proprio qualche tempo fa ho recensito un libro dicendo che l'autore aveva del potenziale e che era un peccato che la CE non avesse svolto il suo dovere, rovinando così un romanzo che avrebbe potuto raggiungere davvero dei bei livelli. 
Sempre pochissimo tempo fa ho scritto una recensione positiva a un libro autopubblicato, ben curato, fatto bene. Ora quale dei due, secondo voi, per me può essere considerato una "pubblicazione" e non un semplice "mettere in vendita"? La risposta la conoscete di sicuro.
 Ma non è solo questo. Il problema che sto notando ultimamente è che molti giovani autori e autrici non hanno le basi minime della scrittura creativa, oppure non sono davvero informati sul lavoro che una casa editrice dovrebbe fare sul testo prima di pubblicarlo. 
Negli ultimi mesi ho notato che ci sono due tipi di giovani autori: 
- quelli che pensano che l'editor debba correggere qualsiasi cosa. Loro non hanno le basi, non si interessano nemmeno dei cambiamenti che vuoi fare sul testo, per loro vanno tutti bene. Tu sei l'editor, è il tuo lavoro, sistema questo testo orrendo e rendilo pubblicabile. 
- quelli che non hanno idea del perché si debba far editare il testo da una persona competente. Quelli che pensano "costa troppo farlo editare, alla fine lo sto rileggendo un paio di volte io stesso, avrò fatto una pulizia del testo accettabile, dai". NO! Non hai fatto una pulizia del testo accettabile, se poi trovo ancora "affianco", "ne" al posto di né, e "da" al posto di "dà"! NO! La tua pulizia del testo non basta mai, perché ci vuole qualcuno che ti faccia presente anche cosa va e cosa non va nella trama, nei personaggi, non solo che ti corregga gli errori di grammatica che ti sono... "sfuggiti"? Diciamo sfuggiti. 
Ripetiamo insieme: l'editing è forse il passaggio più importante che un testo deve affrontare prima di essere pubblicato. 
La pubblicazione viene solo dopo diversi giri di editing, la promozione solo molto dopo. 
Non vale promuoversi in ogni dove e poi presentare ai lettori un lavoro scadente! Non è questo che uno scrittore vuole davvero. Non è solo il "vendere", non è solo il "pubblicare". Lo scopo di uno scrittore è quello di raggiungere il lettore con le sue parole e con le sue storie. Se le parole sono scritte male, se le storie hanno buchi enormi e incongruenze... come potete definirvi scrittori?

Riflettete, ragazzi, riflettete. 

Mi sento Mister Miyagi. Per fortuna non scrivo molti articoli del genere.

N. B.: questo articolo è stato editato prima della pubblicazione. Non da me, da un'altra persona che reputo competente.

8 commenti:

  1. Fa sempre bene ribadire queste cose, anche perché molti che si affacciano sulla scena credono davvero quanto esposto in apertura.
    Di editori che non fanno editing (o ne fanno male) se ne trovano anche tra i più blasonati e sono stra-d'accordo anche sul pensiero del self. Oggi è così facile buttare il testo in rete che lo si fa senza badare troppo a correzioni e riletture. E' QUESTO il problema che ha scatenato tante ire verso l'autoproduzione, con conseguente marchio d'onta.

    Ai selfisti: non abbiate fretta! Rileggete, correggete ogni maledetta riga, fate leggere il libercolo a qualcuno che non sia parente o amico stretto. Si trovano, basta cercarli e proporsi con educazione e, soprattutto, non alterarsi davanti alle critiche ma prendere nota.
    Agli editori che rifuggono l'editing: abbiate fede, è un sano boomerang che vi tornerà in fronte. Abbiate fede.

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    1. Grazie per il commento, Arj! Hai colto nel segno. E trovo stupenda l'immagine del boomerang, azzeccatissima e vera!

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  2. Quello che dici è verissimo, non cambierei una virgola. Aggiungo che il self-publishing - purtroppo, e non per sua colpa - tende a diseducare l'autore alle prime armi. "All'editoria tradizionale non si arriva, non ti leggono nemmeno, perciò il mio romanzo lo pubblico da solo." Il problema è che il primo romanzo non è mai davvero buono, e nemmeno il secondo, se è per quello, salvo eccezioni... eccezionali. E' sbagliato credere che qualunque prodotto debba per forza vedere la luce. Certo, amiamo le nostre opere, ci mancherebbe! Ma le prime servono per migliorare e arrivare (si spera) a captare l'interesse di un editore serio. Se proprio le prime opere sono valide, una volta piazzato un prodotto migliore, anche le opere precedenti troveranno attenzione; e se così non è, si può sempre pensare all'autopubblicazione in un secondo tempo. Insomma, la fretta non giova, e sposta l'attenzione dal vero fulcro, che è lo sviluppo delle capacità dell'autore. E' scrivendo tanto, e non necessariamente pubblicando tanto, che si migliora. :)

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    1. Esatto, Grazia! Io credo davvero che molto di tutto ciò sia colpa della fretta. Non vedono l'ora di pubblicare, non vedono l'ora di vedere il loro nome stampato su un libro!
      Anche i forum di scrittura, ormai, vengono trascurati o vi sti solo come vetrine. Eppure sono sempre stati utili, non solo per ottenere informazioni, ma anche per confrontarsi e per riuscire a migliorarsi. Ormai vengono sottovalutati un sacco e la cosa è triste, devo dire :(

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