lunedì 23 marzo 2015

Il tuo acrobata

Posto qua un raccontino che ho scritto anni fa per un contest. Ringrazio Bee, la mia amica e collega di escrivere.com, per l'editing!
Buona lettura e spero di non deludervi!

Il tuo acrobata

Un passo dopo l’altro, avanzo fra la folla. Una macchia, piccola, in mezzo a un altro centinaio di persone come me, che manifestano con i colori dell'arcobaleno. Persone che camminano verso il futuro. Verso un mondo diverso.
La signora con il cappelletto rosso, elegante. La bambina con il vestitino rosa, che tiene stretta la mano della mamma. L’anziano con il bastone che procede a passo lento, gli occhi fissi sulla strada, ogni tanto sollevati al cielo per ammirare l’ignoto. Siamo tutti qui per lo stesso motivo.
Una brezza leggera ci scompiglia i capelli, il verde fa capolino sui rami degli alberi ai lati della strada. Osservo gli altri come ipnotizzato. Potremmo essere i personaggi di un quadro, tutti diversi eppure tutti uguali.
E mentre la folla prosegue questa calma passeggiata, questa rivolta muta, questa rivoluzione di sorrisi, io per un attimo mi perdo. Mi ritiro nella parte più nascosta di me, quella che per anni ha cercato di liberarsi dai pregiudizi, senza mai riuscirci.
Quante volte mi sono sentito come un animale in gabbia? Quante volte avrei voluto evadere dalla prigionia a cui io stesso mi ero condannato? Perché no, non sono gli altri a poter decidere della mia vita. Sono io che mi faccio condizionare dalle loro parole, dal loro odio. Sono io che temo le loro violenze. E quando avrei dovuto lottare, quando avrei dovuto dimostrare il coraggio che solo un acrobata al trapezio può rivelare, mi sono tirato indietro. Invece di volteggiare fiero davanti a tutti, al di sopra di tutti,  dimostrando che nessuno avrebbe mai potuto farmi del male se non io stesso attraverso i miei errori,  mi sono lasciato andare, cadendo in quella morbida e comoda sicurezza che è la vita quotidiana.
Ho capito tutto solo quando mi hai lasciato. Solo dopo averti fatto fuggire da me, dalla mia codardia, ho realizzato che eri il centro della mia vita. E che quando c’eri tu, il resto spariva in una nuvola di nebbia fina.

Eccomi qua, ora che so di non poter mai più stringere la tua mano, accarezzare le tua labbra, sentire l’odore della tua pelle. Eccomi qui a camminare in questa marcia silenziosa verso un mondo di colori. Dei colori dell’arcobaleno. Come lo era il nostro amore, prima che tu partissi per andare il più lontano possibile da me. Io, la persona che era stata in grado di farti sentire diverso, mentre tu di diverso non avevi niente eppure eri unico. Sei unico.
Spero tu abbia ricevuto la mia lettera. Spero che una volta arrivato alla fine di questa processione ti troverò ad aspettarmi. E questa volta lo farò. Questa volta correrò da te, ti abbraccerò davanti a tutti. Voglio che il mondo sappia quanto ti amo. E voglio soprattutto riuscire a trasmetterti quanto mi dispiace per averti trattato come qualcuno di cui vergognarsi. Perché sono io quello che dovrebbe farlo. Sono io quello di cui vergognarsi. Mentivo a me stesso. Ma ora no, non più. Non voglio più vivere in questa prigione, voglio essere libero.
Voglio essere il tuo acrobata.

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