sabato 20 settembre 2014

Recensione in ANTEPRIMA: Risvegliarsi in uno strano posto - Eric Arvin

Titolo: Risvegliarsi in uno strano posto
Autore: Eric Arvin
Traduttore: Laura Di Berardino
Editore: Dreamspinner Press
Prezzo: 6,99 $
Voto: 5/5

Trama: Joe si sveglia in un campo d’orzo senza vestiti, senza ricordi e senza nessuna idea di come ci sia arrivato. Ancora non lo sa, ma quello è l’ultimo grande viaggio della sua vita. Con Baker, la sua anima guida, e la spinta a essere coraggioso di un misterioso, seducente e in qualche modo familiare Straniero, Joe parte per un viaggio attraverso un mutevole paesaggio fantastico per affrontare il suo passato.

La ricerca non è priva di sfide. Il passato di Joe non è sempre una cosa facile da rivivere, ma se vuole trovare la pace – e riunirsi allo Straniero da cui è fortemente attratto – dovrà continuare fino alla fine, non importa quanto sarà forte la tentazione di fermarsi lungo la strada. (Dal sito dell'editore)

Recensione:
Anche questa volta Eric Arvin è riuscito a conquistarmi con le sue parole e con le sue avventure. Quello che troverete in Risvegliarsi in uno strano posto è un viaggio bellissimo, difficile, necessario. Proprio come in Solo una bozza, Eric ci prende per mano, attraverso il protagonista, e ci conduce in posti nuovi, mai visitati prima, alla ricerca di noi stessi. Ma questa volta Arvin supera se stesso. È stato di una bravura incredibile nel descrivere i luoghi, i ricordi, le persone.
Il viaggio di Joe è diverso da quello che aveva dovuto affrontare Logan in Solo una bozza. Joe infatti si risveglia un giorno in un campo d'orzo. Nudo. Non ha la più pallida idea di dove si trovi, ma ben presto lo Straniero e poi Baker gli faranno capire che il luogo in cui si è risvegliato è un posto che esiste, non nella realtà, ma esiste perché una coscienza o l'altra desidera che esista in quel modo. Tutto in quello strano posto può cambiare in un istante o restare così in eterno. Non ci sono stagioni, ma ci sono le emozioni. Soprattutto ci sono i ricordi legati a esse.
Joe ha dimenticato molto della sua vita appena passata e Baker, la sua guida, lo accompagnerà lungo il viaggio alla ricerca dei ricordi perduti e delle persone dimenticate, ma che hanno contribuito a fare di Joe la persona che era. E vi assicuro, ogni incontro è decisivo, ogni incontro susciterà emozioni nel lettore. A volte ho provato meraviglia (come dimenticare nonno Joe con le ali, quanto l'ho adorato!) altre paura (il giardino della mamma di Declan ha suscitato in me inquietudine, soprattutto il grande albero, quanto dolore, quanti rimorsi!), altre ancora stupore (che dire della Città del Pensiero?) 

La Città del Pensiero:
Giù, sui gradini scintillanti di una grande e bella struttura accademica, i cittadini erano seduti in piccoli gruppi e leggevano dei libri, come se si trattasse di una biblioteca pubblica. Un fiume di persone entrava e usciva dalla massiccia porta del palazzo, ognuno di loro con uno o più libri in mano. E sopra la cupola d’argento, la più grande di tutta la città, galleggiavano parole. Le parole formavano lettere e frasi, persino interi paragrafi. Erano un po’ trasparenti, eppure erano lì, nuotavano nell’aria a fianco del pallone. Manifestazioni fisiche di frasi che procedevano alla deriva verso l’alto, spingendosi più su nell’atmosfera di quanto una mongolfiera potesse osare. Alcune erano magre e asciutte, di bell’aspetto, mentre altre erano grassocce e piene. C’erano parole antiche,
definizioni e geroglifici, e copioni, canzoni e linguaggi non ancora scoperti. Volteggiavano in delicate spirali verso l’alto. Si sarebbe potuto leggere un intero libro o una lettera d’amore o un manuale di formazione, rimanendo nella stessa posizione abbastanza a lungo. Sembrava che le parole di ogni testo scritto fossero lì a ballare attorno al pallone.

Le domande alla base di Risvegliarsi in uno strano posto e di Solo una bozza sono simili. Il protagonista intraprende un viaggio alla ricerca di se stesso. Chi sono? Chi ero? Chi voglio essere? Eric Arvin ha un enorme talento in questo. E ogni volta, mentre leggevo i suoi libri, chiedevo all'autore: è lo stesso viaggio che hai fatto tu? Perché alcune cose sono così vere, così reali - perfino in un luogo che non assomiglia in niente alla realtà - che si può pensare che dietro di esse si nasconda la verità.
Un viaggio bellissimo e difficile, quello di Joe.
Un viaggio che, mentre leggevo, mi ha riportato in mente le avventure di Alice nel paese delle meraviglie, Peter Pan, Il castello errante di Howl, ma anche Dante e Don Quijote. Leggevo e mi sembrava di entrare in tanti mondi fiabeschi. In posti sconosciuti, colorati, a volte magici, a volte fin troppo reali. E ognuno di quei luoghi non esiste davvero, eppure è reale, così come lo è la coscienza che lo ha creato.
Una volta iniziato, non sarete in grado di interrompere il viaggio. Dovrete e vorrete sapere cosa c'è oltre quel fiume, cosa incontrerà Joe nella foresta, chi vive su quella montagna.
E verserete lacrime. L'incontro tanto atteso con lo Straniero sarà emozionante, ma la scena in cui ho davvero pianto è stato quando Baker incontrerà la persona che amava. E infine quando si scoprirà la vera identità di Baker, un personaggio che lungo tutto il viaggio non fa che da accompagnatore, pronto a incoraggiare Joe e a consolarlo, sempre con una chitarra in mano e una canzone da cantare.
E stato bellissimo scoprire la sua importanza nella visione di insieme.

“Lou,” sussurrò Joe tra le lacrime mentre baciava la spalla nuda del suo compagno. Si sentiva completamente riscaldato e sicuro in quell’abbraccio, come se fosse l’unico posto in cui avrebbe mai voluto essere. Proprio così. Lì, tra quelle braccia, per sempre, in ogni vita.
Lou si ritrasse a malincuore, tenendolo ancora per mano, e posò le labbra morbide su quelle di Joe. L’esistenza reagì al loro incontro. Immediatamente, fu come se due metà divenissero nuovamente un tutt’uno. I colori presero a lampeggiare nel cielo sopra di loro mentre si trovavano insieme: dal giorno alla notte, dalla notte al giorno. Rimasero immobili e si baciarono così a lungo che avrebbero potuto essere scambiati per parte del paesaggio, mentre le viti salivano lungo le loro gambe e l’erba cresceva intorno a loro, mentre la polvere veniva raccolta e sepolta come i frammenti sparsi dell’abbazia. Non sapevano o non gli importava quante vite passavano nei mondi. Solo i custodi del tempo sapevano quanto tempo fosse passato, forse intere epoche. Eppure fu solo un piccolo momento per Joe e Lou. Nient’altro che un semplice, sospirato abbraccio che né il tempo né la morte potevano contenere.

Uno stile che fa riflettere, parole scelte con giudizio, mai messe a caso. È un libro che si dovrebbe analizzare nella sua filosofia. Quanto sono importanti le persone che ci circondano durante la vita? Quanto può essere decisivo l'incontro anche furtivo con una persona? Cosa ci rende ciò che siamo, cosa facciamo per rendere gli altri ciò che sono? Dove ci porterà il nostro viaggio?
L'autore sembra far capolino fra le sue stesse righe quando condanna un'esistenza legata alle macchine, e proclama la libertà di poter morire. Ma anche quando parla dei credenti, condannati a soffrire solo perché è quello che pensano di meritare. Per vivere in pace nell'Eterno Attimo, bisogna non credere in Dio, ma semplicemente esistere. Quest'ultimo punto lo avrei trattato con più delicatezza, potrebbe offendere alcuni dei lettori. 

“L'Eterno Attimo è un posto molto grande, vero?” rifletté Joe, che in quel momento trovava il cielo molto noioso.
“Grande come la grandiosa invenzione di ogni immaginazione”, rispose Baker.

Risvegliarsi in uno strano posto, vi assicuro, è il migliore libro di Arvin che abbiamo fra quelli tradotti in italiano. Un libro che vi consiglio con tutto il cuore. E per quanto io abbia cercato in questa recensione di farvi arrivare quanto mi sia piaciuto, continuo a pensare di non aver detto abbastanza. 

Leggetelo, merita tantissimo!


Dello stesso autore ho recensito:
Solo una bozza
Uomini semplici

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