sabato 16 agosto 2014

Il ciclo di Cthulhu, Vol 1 - Robert E. Howard

Titolo: Il Ciclo di Cthulhu – Vol.1 
Autore: Robert E. Howard 
Genere: Horror 
Pagine: 71 
Prezzo: € 0,99 
Voto: 4/5

Trama: Robert Ervin Howard, scrittore americano e maestro della letteratura di genere, fu il precursore dell’heroic fantasy e del romanzo d’avventura, soprattutto per le opere su Conan il Barbaro che lo resero celebre. L’autore diede vita anche al cosiddetto “Ciclo di Cthulhu” con dei racconti ispirati al lavoro di H.P. Lovecraft, con il quale intraprese un lungo carteggio. In questa antologia ne riproponiamo tre: 
- La Pietra Nera 
- Il Fuoco di Assurbanipal 
- La cosa sul Tetto 
«Se fossi facoltoso non farei altro che andarmene in giro per il mondo a curiosare nelle città in rovina... e probabilmente finirei per farmi mordere da un serpente.» 
(Da una lettera a H.P. Lovecraft, 1931)

Recensione: Ho letto con molto piacere questa nuova uscita dei classici ritradotti da Dunwich Edizioni. Trovo che la casa editrice stia facendo un ottimo lavoro, non solo per via delle traduzioni, ma anche come programma di "rilancio" di autori del genere weird e horror i cui nomi sono conosciuti agli appassionati di queste letture, ma forse non a tutti e di sicuro un po' meno agli altri.
A quanto mi risulta, la prossima uscita dovrebbe essere il secondo volume dedicato a William H. Hodgson, che attendo con ansia. Il primo lo avevo recensito QUI. Ma torniamo a Il ciclo di Cthulhu, di Robert E. Howard. È ovvio dal titolo, come anche dalla trama tratta dal sito dell'editore, che Howard si rifa al culto di Cthulhu ideato da H. P. Lovecraft.
Cthulhu
Il primo racconto, La pietra nera, devo ammettere che non mi ha catturata, l'ho letto, apprezzato, ma non mi ha coinvolta,  non mi ha tenuta attaccata alle pagine fino alla fine. Mi è sembrato dei tre il racconto più elaborato, quello più studiato, ma lo stile dell'autore si sofferma spesso sul "raccontare" più che sul "mostrare" e a un certo punto mi è mancata un po' d'azione, ecco. E infatti quando finalmente il protagonista assiste alla scena del rito della Pietra Nera, le mie antenne horror si sono alzate e da lì ho finito di leggere il racconto in breve tempo.

Molti indossavano pelli di animali selvatici che davano sia agli uomini che alle donne un aspetto di sensuale brutalità.
Provavo repulsione per loro, ma non mi degnarono di uno sguardo. Formando un semicerchio di fronte al monolito, iniziarono una specie di canto, alzando le braccia all’unisono e muovendo ritmicamente i corpi dalla vita in su. I loro occhi erano fissi sulla sommità della Pietra che sembravano invocare. Ma la cosa più sconvolgente era la profondità di quelle voci. A poco meno di cinquanta metri, quasi cento persone stavano innalzando il loro selvaggio e perfetto canto. Ciononostante quel suono mi giungeva come un distorto e indistinguibile mormorio, come se arrivasse da miglia di distanza nello spazio. O nel
tempo.
Il secondo racconto, Il fuoco di Assurbanipal, è quello che mi è piaciuto di più. Dire che l'ho divorato non basta. In questo racconto troviamo tutto: la leggenda, l'avventura, lo scontro, l'ignoto, la curiosità che può portare alla pazzia. Troviamo accenni al Necronomicon e alla Città dei Morti, oltre a una descrizione di Cthulhu e l'incontro ravvicinato con questa antica divinità (o demone, come definito da Howard). Protagonisti sono l'americano Steve Clarney e l'afgano Yar Ali, due vagabondi, "soldati di fortuna, uniti dal caso e da una mutua ammirazione", che hanno viaggiato insieme dall'India fino alla Persia, e che poi, nella ciità di Shiraz, hanno incontrato un vecchio in fin di vita che ha riferito loro la leggenda del Fuoco di Assurbanipal.
Gli uomini della carovana non avevano avuto il coraggio di spingersi oltre nel deserto per cercare la città. Il motivo, spiegò il mercante, era che essi credevano si trattasse dell’antichissima Città del Male di cui si parla nel Necronomicon dell’arabo pazzo Alhazred, la città dei morti sulla quale era stata scagliata una maledizione. I suoi molti nomi variavano da leggenda a leggenda: gli arabi la chiamavano Beled-el-Djinn, la Città dei Diavoli, i turchi Kara-Shehr, la Città Nera. E la pietra preziosa era un gioiello dannato appartenuto a un antico re che i Greci chiamavano Sardanapalus e i Semiti Assurbanipal.
Copertina di Weird Tales dedicata al racconto "Il fuoco di Assurbanipal"
 E così il loro viaggio inizia e la Città dei Morti, la Città Nera o Città dei Djinn, come la si voglia chiamare, si fa sempre più vicina:
Raggiunsero le mura esterne nel caldo opprimente del pomeriggio. Passarono attraverso una breccia in una parete pericolante e diedero uno sguardo alla città dei morti. La sabbia aveva ricoperto le strade e tuttavia metteva in risalto la forma fantastica di alcune immense colonne semi crollate. La zona era così in decadenza e così invasa dal deserto che i due esploratori non poterono farsi un quadro chiaro di come dovesse apparire la città in origine. Erano rimasti solo cumuli di rena e detriti di pietra smussata sui quali era calata, come una nuvola, un’aura di antichità indescrivibile.
Il terzo racconto, La cosa sul tetto, è nello stile un misto dei primi due. L'avventura, i posti sconosciuti, le antiche leggende ci sono tutti, e vengono in parte rivissuti attraverso i racconti di uno dei due protagonisti.
«Quest’uomo si è immerso così profondamente in materie proibite», disse. «Non mi stupisce che la sua fine sia stata così misteriosa e assurda. Deve aver avuto un presagio riguardo alla sua morte. In questo punto intima agli uomini di non svegliare le cose che dormono.» Tussmann apparve perso nei suoi pensieri per qualche istante. «Già, le cose che dormono», mormorò. «Sembrano morte, ma stanno solo aspettando che qualche pazzo le svegli. Avrei dovuto leggere con più attenzione il Libro Nero e avrei dovuto chiudere la porta, quando ho lasciato la cripta. Ma ho la chiave e la terrò, costi quel che costi.»
Si destò dalle sue riflessioni a voce alta e fece per rivolgermi la parola, ma poi si interruppe bruscamente. Da qualche parte al piano di sopra era riecheggiato un suono singolare.
In conclusione consiglio la lettura de Il ciclo di Cthulhu, i tre racconti meritano davvero e a fine libro rimarrete con quella soddisfazione di aver letto qualcosa dal profumo di antico.
Per gli amanti del genere dovrebbere essere un must.

2 commenti:

  1. Uh! Io adoro Lovecraft, ma non sapevo di questo suo carteggio con Robert E. Howard!!
    Mi segno subito questo titolo e cercherò di leggerlo al più presto! Grazie della dritta! ^_^

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    1. Figurati! È stato un piacere e grazie a te per il commento! :D

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