lunedì 22 aprile 2013

Intervista a La Mela Avvelenata

Come vi avevo già segnalato, giovedì scorso c'è stata l'intervista a La Mela Avvelenata, in diretta su facebook. Avevo detto che non ero per niente emozionata, ma poco prima che iniziasse ero elettrica! Durante l'evento poi mi sono calmata. Ma che dire? È andata benissimo!
Il link qui sotto vi riporta all'articolo che ho scritto per riassumere la serata e riportare le domande più importanti poste dai partecipanti. Buona lettura!

giovedì 18 aprile 2013

Intervista a La Mela Avvelenata, oggi su facebook, dalle 21:30 alle 22:30

Questa sera, dalle 21:30 alle 22:30, mi ritroverete in diretta su facebook intenta a intervistare le due fondatrici e cape della casa editrice La Mela Avvelenata, Daniela Barisone e Alexia Bianchini. L'evento è stato creato dalla pagina facebook di È scrivere, di cui mi occupo personalmente e che mi è stata affidata dal fondatore del sito di scrittura creativa È scrivere, Visionnaire. 
Per me inizia una nuova avventura, una nuova esperienza. Non sono quasi per niente emozionata, che strano. Credevo che oggi sarei stata elettrica per tutto il giorno, ma niente o quasi niente, dai. Sarà colpa dell'allergia, che mi sta lentamente mettendo KO.
Allora parteciperete anche voi? Alla fine dell'intervista Daniela e Alexia risponderanno alle vostre domande!
Ecco il link all'evento: Intervista a La Mela Avvelenata


Ed ecco la pagina facebook di È scrivere: È scrivere - community per scrittori




mercoledì 17 aprile 2013

Solo una bozza - Eric Arvin


Titolo: Solo una bozza 
Autore: Eric Arvin
Editore: Dreamspinner Press





Trama
Lo scrittore Logan Brandish è più che soddisfatto della vita che conduce nel paesino dove vive insieme alla sua migliore amica, al suo gatto e al suo ragazzo. Almeno fino a quando non incontra il suo nuovo editor, il bellissimo Brock Kimble, che fa letteralmente volare la sua quieta esistenza fuori dalla finestra. Trovandosi per la prima volta di fronte alla vera passione, Logan perde lucidità e compostezza e in breve tempo sia la sua vita che il manoscritto al quale sta lavorando vanno in frantumi. Ma, come Logan imparerà molto presto, non si può avere tutto quello che si desidera… o almeno non subito. Nel tentativo di fare chiarezza dentro di sé, Logan intraprende allora un viaggio, ma neppure i meravigliosi paesaggi italiani tengono lontano a lungo il ricordo dell’editor, e l’uomo è, suo malgrado, costretto ad ammettere che ci sono cose dalle quali è impossibile fuggire.


Recensione (attenzione SPOILER)
Ero curiosa di leggere questo romanzo, perché il titolo prometteva bene e perché io stessa da aspirante scrittrice potevo e posso interpretare tanto in quelle parole. Mi aspettavo però un romance in cui uno dei due  non è che una bozza, fino a quando capisce di amare il protagonista e quindi si apre a lui e finalmente cresce e impara a conoscere meglio persino se stesso. Insomma, niente di che no? Quanti romance se ne trovano con una trama del genere o simile? Beh, lasciatevi dire che non è così. Non è per niente così nel romanzo di Eric Arvin.
L'inizio è molto divertente, le battute frizzanti e a volte leggiamo qualche frecciatina ai "tipici" romance: avete presente quando il bello entra in una stanza e tutti gli altri si azzittiscono?

Ero caduto vittima di un cliché.
Ognuno di noi ha visto uno di quei film - generalmente una commedia rosa ambientata in un liceo o in un college - in cui, quando un personaggio particolarmente affascinante appare sulla scena, le luci si abbassano, la musica diventa sdolcinata, [...] agli altri personaggi si forma un filo di bava all'angolo della bocca.

Una cosa del genere capita anche al nostro protagonista, ma ecco invece che Logan Brandish si ritrova a sputare un pezzo di pollo proprio davanti all'adone che fa la sua entrata in scena.
Logan Brandish è uno scrittore che ha sempre vissuto una vita di abitudini, di liste di cose da fare - di solito sempre le stesse - di amanti che si adattavano al suo stile di vita. Anche Curtis, il suo ragazzo attuale, il ragazzo che adora le scatole e lavora nel settore delle... scatole.
Fino a quando Logan conosce il suo nuovo editor, Brock Kimble, un uomo bellissimo, intelligente, un uomo da cui si sente subito attratto. E nel momento in cui capirà che anche lui è interessato, la sua vita si sconvolgerà. Logan si rende conto di aver vissuto sempre in una scatola. La sua stessa vita era una scatola.

Non riuscivo a crederci. Qualche ignobile puttana di una dea si stava prendendo gioco di me. La dea delle scatole.

Logan non riesce più a scrivere una riga decente del suo manoscritto, e quello che scrive cambia in base al suo umore. Non riesce a vedere oltre quello che lo circonda, oltre a quello che ha vissuto. Così Brock gli dice che per stimolare la fantasia, per raccontare di persone e modi di vivere molto diversi dai suoi, Logan sarebbe dovuto uscire dalla sua scatola di abitudini e avrebbe dovuto viaggiare, incontrare nuova gente, vivere nuove avventure. Intanto la loro storia va avanti, fino a quando entrambi, a causa di sofferenze passate - soprattutto nel caso di Brock - si rendono conto di non essere disposti a lottare per il loro amore. La loro storia per ora finisce qua. Logan molla tutto, compreso la sua nuova editor che sembra la signorina Rottenmeier, e prende un aereo per l'Europa. È alla ricerca di ispirazione, è alla ricerca di qualcosa che lo invogli di nuovo a scrivere.
E qui inizia forse la parte che mi ha fatto riflettere di più. È l'ho apprezzata tantissimo. Finora si è trattato di un romanzo d'amore, ma da questo momento in poi il lettore si ritrova catapultato in un'avventura alla ricerca di se stesso, in posti mai visti prima, con persone stravaganti, con amanti che a malapena capiscono l'inglese (sono italiani, ma va? XD).
Avete presente quando a uno scrittore manca l'ispirazione? Allora prende un libro che adora e rilegge alcune parti in attesa che la musa torni a fargli visita. A volte funziona, altre purtroppo no. A volte ha l'effetto contrario.

La grandezza di questi artigiani della parola mi castra e mi chiedo come fare per raggiungere tali vette. 

È come autoflagellarsi.

Logan quindi parte. E fa nuove esperienze, conosce due donne bizzarre che lo portano a Roma, dove incontra Marco e Roberto, i suoi "amatissimi amici". E dove rivede Curtis, anche lui cambiato, anche lui ora rinato.

"Sento il sangue di nuovo scorrermi nelle vene."
"Ti senti di nuovo vivo."

Logan però è ancora alla ricerca dell'ispirazione. Ha cercato di scrivere qualcosa, ma non ci è riuscito. Allora si dedica a Marco, fa sesso con lui. Ma si trattiene. Non vuole esaurire ogni goccia di energia. Una parte di quella eccitazione, di quella avidità, la vuole conservare per la scrittura. Ne ha bisogno, ha bisogno di provare quella "tortura strisciante" per la scrittura.

Cos'è in fondo uno scrittore senza il desiderio?

Già, cos'è? Da aspirante scrittrice, riesco a capirlo. Ci sono momenti in cui non si ha solo voglia di scrivere, no, si sente il bisogno prepotente di farlo. Un desiderio che se non viene appagato, ti strugge.

Nel romanzo viene poi affrontata anche un'altra realtà. Quella dello scrittore famoso che pubblica libri commerciali solo per far aumentare le vendite. Quello che odia gli ebook, quello che vede nei lettori solo "clienti" che devono pagare e che lo devono adorare. Logan non resiste agli attacchi del suo collega. La sua risposta all'odio contro gli ebook è che fintanto la gente legge, per lui va bene. Il formato non importa. È l'arte di scrivere che importa. Arte che il suo collega scrittore ormai sembra aver messo da parte come inutile. E alla confessione del collega, che pur essendo famoso e ricco, si sente solo e fuori luogo, Logan risponde:

"Ma l'unico modo di cambiare è cambiare. L'unico modo di fermarsi è fermarsi."

E questo vale anche per se stesso, questo è quello che sta imparando.
La sua vita a Roma è stravagante e continua per mesi. Fino a quando un giorno Logan si rende conto che la stravaganza sta diventando la sua nuova abitudine, che non ha scritto ancora nemmeno una riga decente per il suo romanzo e che la sua vita sarebbe presto diventata di nuovo una scatola.
E poi arriva una scena che mi ha lasciata a bocca aperta. Una cosa che io credo sia difficilissima da fare per ogni scrittore, per ogni aspirante scrittore: Logan getta il suo laptop nel Tevere. Una liberazione, un lasciar andare tutto quello che lo opprimeva. Una soluzione drastica, un rompere con il passato per aprirsi al futuro. I file sono salvati su una chiavetta, ma quel laptop, quel mezzo attraverso il quale cercava di comunicare i suoi pensieri era vecchio, abusato, ormai a pezzi. Non era più adatto a quello che Logan è diventato. Segue poi un inseguimento da parte della polizia, a cui, da buon americano, se la dà a gambe levate. Il momento giusto per sdrammatizzare. Cosa in cui Arvin è un esperto, a mio parere.

Potrei ormai dire come finisce il libro. Ma non voglio. Ho già detto abbastanza, sarebbe crudele da parte mia. Ma non credete di sapere tutto di questa storia solo perché ve ne ho parlato così in profondità. C'è molto, molto ancora da scoprire. C'è molto da imparare e su cui riflettere. Vi ricordo che è anche un romance, quindi non dimentichiamoci che c'è ancora Brock! Il bellissimo Brock, il sensuale Brock. E non dimentichiamo la presenza della sua amica Janey, una ragazza che io trovo molto simpatica e un po' pazza. Vi divertirete a seguire le sue avventure. Dico solo mormoni e testimoni di Geova. Dico incendio.
Insomma, lo so che questa recensione è lunghissima e spero di non avervi annoiati, ma credetemi, questo libro merita. Eric Arvin merita di essere letto. E ve lo consiglio tantissimo. È ormai uno dei miei preferiti!


martedì 9 aprile 2013

Ferro 3 - La casa vuota, di Kim Ki-duk

Titolo: Ferro 3 - La casa vuota (orig.: Bin-Jip 3 - Iron)
Regista: Kim Ki-duk
Genere: Drammatico 
Durata: 90 minuti 
Nazionalità: Corea del Sud 
Anno: 2004




Trama: 
La storia narra di Tae-Suk, un ragazzo che ha la strana abitudine di entrare nelle case momentaneamente disabitate e comportarsi come se ne fosse il padrone, lavando i panni sporchi dei proprietari e persino aggiustandone gli oggetti rotti o guasti. In una delle case in cui si introduce viene sorpreso da Sun-Hwa, una giovane donna che poi si apprenderà essere vittima di un marito violento. Al proprio rientro quest'ultimo sorprende lo sconosciuto nel proprio giardino, ma prima di poter avvisare le forze dell'ordine, ne subisce la "punizione". Il giovane lo bersaglia violentemente con delle palline da golf (colpite con la mazza ferro 3, da cui il titolo del film) per poi andare via con la ragazza che, senza che i due si siano scambiati una parola, decide di seguirlo. (La trama è presa da Wikipedia, ma ne ho riportato solo una parte per non spoilerare troppo).

Recensione:
Dico direttamente che questo film mi è piaciuto tanto, ma proprio tanto. Mi ha ricordato un po’ i libri di Murakami. Soprattutto per il finale con quella frase, che ho riletto minimo tre volte per non scordarla: "è difficile dire se il mondo in cui viviamo è sogno o realtà". Una frase che lascia al telespettatore la libertà di interpretare a suo modo quello che ha appena visto. E proprio questa libera interpretazione fa sì che tutto quello che abbiamo passato insieme ai protagonisti trovi il suo posto nel puzzle dei sentimenti che ha suscitato in noi. 
Nel film vengono rappresentati diversi tipi di violenza, anche se nessuno viene poi approfondito davvero. Ci viene solo ricordato che esistono: da quella domestica, subita dalla protagonista, a quella causata da una lite fra amanti o da un incidente. In una scena ci viene anche ricordato che bisogna stare attenti a ciò che si desidera perché, come ormai si sa, potrebbe avverarsi  e ancora che la felicità non sta nelle cose che non abbiamo, ma nel riconoscere quello che abbiamo. Sembrano concetti banali, triti e ritriti, ma il modo in cui Kim Ki-duk ce li ripresenta è, secondo me, molto originale e d'impatto.
Fra tutte le case che i protagonisti "visitano" a insaputa dei proprietari, solo una è piena d’amore e d’armonia: quella dei due giovani coniugi, con un divano e il té. Ecco, loro sembrano felici. 
Ho trovato bellissima l’immagine dei due protagonisti che si pesano e la bilancia segna lo zero. Mi è stato detto che in quel momento e durante tutto il film si fa riferimento al concetto del vuoto, del silenzio come concepito in oriente, quindi come qualcosa di molto positivo. E in questo modo lo trasmette anche il film, e così mi è arrivato. Invece alla scena della bilancia, appunto, ho dato una mia  interpretazione, che forse in un certo senso si avvicina: i due in quel momento hanno tutto quello di cui hanno bisogno, il resto del mondo è fuori. I due, insieme, si completano, a loro non serve nient'altro e non si preoccupano più di nessuno al di fuori del loro mondo, l'unico che conta davvero. 
Bello anche il concetto dell’invisibilità. Tae-Suk c'è ma alla fine nessuno lo vede, ma solo perché lui non vuole essere visto da loro e forse perché loro preferiscono non vederlo. 
Di questo film se ne potrebbe parlare per ore, ognuno con un'interpretazione propria di ciò che ha visto, e non ci si sazierebbe mai di commentarlo. In conclusione si può dire che ci sono un sacco di concetti che si possono interpretare a modo proprio, in base a quello che il film suscita in chi lo sta guardando.

lunedì 8 aprile 2013

Ryūichi Sakamoto


Ryūichi Sakamoto è un musicista, un compositore e un attore giapponese. Se volete saperne di più, vi linko la pagina di Wikipedia, perché in questo momento sono un po' pigra e perché in realtà questo post era destinato a includere alcuni dei suoi successi. Io di solito non ascolto questo tipo di musica, ma la sua mi ha colpita, mi rilassa, mi fa pensare e allo stesso tempo mi trasmette emozioni.










Come promesso, ecco il link per chi si vuole informare sulla sua carriera musicale e cinematografica:
Wiki, italiano: http://it.wikipedia.org/wiki/Ryuichi_Sakamoto
Wiki, english (if you want to know more about him): http://en.wikipedia.org/wiki/Ryuichi_Sakamoto

E ora eccolo all'opera!

Merry Christmas Mr. Lawrence


The Sheltering Sky


Rain


Forbidden Colours


Energy Flow


E poi ce ne sarebbero tantissime altre, tutte bellissime, tutte da ascoltare, pronti a farsi trasportare dalla sua musica, dalla sua arte.